I VERBALI del Consiglio Pastorale

VERBALE N°16 CONSIGLIO PASTORALE DELLA COMUNITA’

SAN PIETRO DA VERONA SEVESO

2015 / 2019

 

Assenti giustificati: Besana Serena, Cazzaniga Francesco, Don Colleone Massimiliano, Colombo Roberta, Cristoferi Filippo, Dusi Flavia, Traina Giovanni.

Altri assenti: Baio Laura, Bianchi Giorgio, Bodio Walter, Celora Nicola, Chinappa Don Francis, Corbetta Don Cesare, Manueli Sabrina, Monti Giulia, Penna Don Eugenio, Pontiggia Viviana, Pozzoli Alessandro, Riva Giorgio, Rusconi Luciano, Russi Christian, Sala Antonella.

Alle ore 21:00 di mercoledì 7 marzo 2018, presso la Sala parrocchiale della Chiesa Prepositurale Santi Gervaso e Protaso, ha inizio la seduta del CPCP con la recita del Padre Nostro, composto dall’Arcivescovo Delpini all’inizio del suo mandato per la Chiesa di Milano. (I PUNTO ODG)

Poiché a molti consiglieri non è pervenuto il verbale relativo all’ultimo incontro, l’approvazione (II PUNTO ODG) è rimandata alla prossima seduta.

III PUNTO ODG:

RIFLESSIONE SUL DOCUMENTO PREPARATORIO DEL SINODO MINORE “CHIESA DALLE GENTI”

Paola Monti è incaricata a leggere il contenuto della traccia per la condivisione del Sinodo Minore e dopo l’ascolto, Ferruccio De Toni, nella veste di moderatore, afferma che gli stimoli sono numerosissimi e, per organizzare al meglio il confronto, invita i presenti a esprimere senza esitazione considerazioni, esperienze vissute in prima persona, idee e risposte in merito alle domande poste all’interno della scheda.

Per primo viene data la parola a PIERMARIO GALLIANI che considera faticoso qualsiasi tipo di confronto poiché attualmente non vede nessun tipo di meticciato sul nostro territorio, gli stranieri finora incontrati non sono di fede cristiana.

MICHELE SIMONETTIèconvinto che dobbiamo riscoprire il valore e la bellezza del modo cristiano di vivere e un’opportunità ci viene data dall’incontro con le persone straniere, le quali, tra le altre cose, hanno un desiderio maggiore d’incontrare il Signore                                            I ragazzi, i giovani, le persone più semplici possono farci capire come l’ospitalità e l’accoglienza sono dei grandi valori, che, purtroppo, abbiamo perso a causa della diffidenza. La convivenza ha bisogno di regole, non si può accettare tutto, è necessario un dialogo costruttivo, ciascuno deve riscoprire il desiderio di riavvicinarsi a Dio attraverso anche questa pluralità.

MARIA LUISA CATTANEO ha fatto esperienza d’incontro nella scuola di lingua italiana per stranieri dove lei opera come volontaria, ed è qui che ha avuto modo d’instaurare rapporti positivi e di ascoltare i diversi problemi degli emigranti.                                                                    Spesso queste persone percepiscono il senso dell’accoglienza che viene loro offerta.

EMILIA GHIRARDI sostiene che la presenza di stranieri è sempre più evidente, ma non è così numerosa nella nostra comunità. E’ innegabile che anche a Seveso sta avvenendo una certa trasformazione che non ha ancora provocato grandi cambiamenti all’interno delle nostre parrocchie.                                                                                                                       L’unica esperienza personale di contatto con gli stranieri che Emilia dice di aver fatto è quella legata alla Comunione Eucaristica agli ammalati, quando la sua mamma aveva tale incarico e più di una volta ha potuto constatare come le badanti cristiane o di altre religioni partecipassero al momento di preghiera. Questo gesto è stato apprezzato da ambo le parti.

Da ANNA SQUARCIA l’esperienza di rapporto con stranieri è stata vissuta in campo lavorativo, prima al nido dove sono stati conosciuti tanti bambini, figli di stranieri, e attualmente ai servizi sociali, ed è qui che sovente si trova ad essere a contatto con persone che hanno bisogno di essere ascoltate. Renata s’impegna ad essere sempre accogliente, di fornire le giuste informazioni, di mostrarsi rispettosa e pronta a dare aiuto.

 GIACARLO ALFONSETTI afferma che, nel centro di ascolto della Caritas, dove settimanalmente passano diversi persone straniere, si è instaurato una certa relazione, relazione però basata per lo più su richieste materiali. Manca la volontà da parte degli stranieri a farsi accogliere in una nuova comunità, e per chiarire meglio questa sua affermazione, racconta un aneddoto accaduto nel periodo natalizio, durante il quale era stato organizzato un momento conviviale per gli scambi di auguri, ma pochissimi hanno aderito a questa iniziativa. Giancarlo aggiunge che ciò non deve scoraggiarci e non dobbiamo arrenderci. Poi rivolge la sua attenzione sulla domanda “Quanto le nostre azioni pastorali e le forme dipresenza sul territorio sono per tutti segno profetico di unità e di inclusione intorno alla fede e alla preghiera?” e dice che anche nell’ultima riunione della segreteria decanale della Caritas, alla quale erano state invitate diverse associazioni cristiane di volontari presenti sul territorio, è stata sottolineata la difficoltà di trovarsi a pregare insieme,

RENATA GIUSSANI sostiene che fino a qualche anno fa la presenza degli stranieri, soprattutto musulmani, era abbastanza numerosa durante l’oratorio feriale, da quando è intervenuto il Comune tale presenza è calata fino a scomparire quasi completamente.

MARIA CERLIANI, per il lavoro che svolge presso i servizi sociali del Comune di Seveso, ha con gli stranieri frequenti contatti e ha potuto constatare che la presenza degli stranieri, per lo più musulmani, è legata alle richieste e, a differenza degli italiani, non sono disposti ad essere accompagnati in percorsi ben precisi, in progetti strutturati, chiedono ma non accettano ciò che la società in cui sono inseriti vuole dare. Si è anche resa conto che tra gli stranieri non esiste l’aiuto vicendevole e spesso si chiede come allora queste persone possano accettare l’aiuto che gli si vuole dare. Infine racconta di una bella esperienza che ha fatto un po' di anni fa con un gruppo di profughi, si era creato un ottimo rapporto e una vera occasione di scambio che ha arricchito la sua vita cristiana.

MARIA CURTOSI sostiene che i ragazzi stranieri che frequentano l’oratorio feriale presso il Paolo VI non superano la decina. Questo gruppo è ben integrato, non avanza richieste particolari, partecipa ai momenti di preghiera organizzati.

ROSARIA PELLEGRINO racconta brevemente la sua esperienza vissuta a contatto con stranieri in occasioni diverse:                                                                                                             come ministro straordinario della Comunione Eucaristica, due sono le badanti che assistono altrettante inferme, che sono visitate almeno una volta al mese. Queste badanti si sono mostrate accoglienti, sollecite e dialoganti e partecipano al momento della preghiera;                                                                                                                                   come OPT, le famiglie straniere visitate, per lo più di fede non cristiana, hanno rifiutato la visita o di avere il benché minimo dialogo per capire il perché del nostro bussare alle loro porte;                                                                                                                                            e per ultimo come insegnante presso la scuola primaria di Seveso Altopiano dove sono inseriti diversi alunni stranieri, pochi si avvalgono dell’insegnamento della religione cattolica, preferendo frequentare le attività alternative. All’interno della classe questi ragazzini sono ben inseriti, i loro genitori partecipano alle riunioni e i genitori degli alunni italiani spesso prendono a cuore situazioni di difficoltà.

DON CARLO è convinto che i cristiani stranieri spesso noi non li vediamo perché ci assomigliano, le etnie di cattolici più significative presenti sul territorio sevesino provengono dall’Europa dell’est e dal sud America.                                                                         Chiede al moderatore di mettere ai voti due mozioni.

  • Far partecipare alle sedute del CPCP un rappresentante di ciascuna delle due etnie.
  • A partire dal prossimo numero riservare una pagina del bollettino delle quattro parrocchie “Camminare insieme per un risveglio cristiano” ai cristiani provenienti dall’estero,

Le due mozioni sono accettate all’unanimità.

Inoltre Don Carlo comunica che la festa di Calendimaggio ruoterà intorno al tema del Sinodo Minore e la messa solenne di domenica sei maggio sarà presieduta da monsignor Milan Sasik, vescovo cattolico slovacco della Chiesa greco- cattolica- rutena.

Infine invita a fare, nelle prossime settimane, una riflessione sui risultati elettorali nel nostro Comune, perché è bene che il Consiglio Pastorale sia a conoscenza di come la gente di Seveso, di cui siamo responsabili, ha votato nell’ultima tornata elettorale.

FERRUCCIO DE TONI non condivide il termine meticciato e racconta come sua figlia, frequentando l’oratorio, ha stretto una piacevole amicizia con due ragazze del Bangladesh, le quali sono spesso state invitate a pranzo o a cena e il rapporto umano che man mano è venuto ad instaurarsi anche con i genitori è cordiale. Ferruccio sostiene che ciò che viene definito meticciato non deve essere considerato solo dal punto di vista sociale ma anche dal punto di vista cristiano e, rifacendosi al punto 1 “Attirerò tutti a me” ed esattamente alla terza domanda della scheda, ­– In questo esercizio di revisione della nostra pastorale, quanto spazio diamo all’ascolto degli altri cristiani? Quanto il confronto con altre fedi e religioni ci stimola a nuove forme di testimonianza della nostra fede? - dice che in realtà guardando a noi “italiani” e al nostro contesto di fede nazionale e sociale è difficile fare esercizio di revisione della nostra pastorale. Poi si domanda quanto nel 2018 la nostra pastorale è efficace per noi cristiani vissuti da sempre a Seveso, se poi aggiungiamo un elemento in più: i cristiani provenienti da altre nazioni, con una cultura completamente diversa la situazione peggiora maggiormente. E’ necessario essere consapevoli di commettere un grosso errore dando per scontato che il livello di revisione della pastorale sia a posto pensando solo a noi.

A parere di MARIA ROGGIANI a Seveso non ci sono molte presenze cattoliche straniere e quelle esistenti sono ben integrate nella nostra comunità. E’ certa che coloro che possono aiutarci in questo scambio sono le nuove generazioni. I ragazzi a scuola vivono più degli adulti in contatto con culture diverse.

PAOLA MONTI sostiene che rispetto a un po’ di anni fa gli stranieri ormai abitano accanto a noi ed è allora necessaria una pratica di buon vicinato.

MILENA LISSONI dice che la sua esperienza di relazione è legata all’insegnamento della lingua italiana agli stranieri e all’oratorio feriale con i ragazzi della via Paal; ha inoltre seguito per tutto il mese di agosto una ragazza per migliorarne l’apprendimento della lingua e ciò che ha potuto notare è che i ragazzi sono molto più aperti, disponibili a instaurare relazioni, mentre con gli adulti tutto diventa più complicato. E’ necessario far rispettare le tradizioni e le regole vigenti nella nostra società accanto alle loro.

GIUSEPPE LECCHI si trova in sintonia con Don Carlo per la proposta delle due mozioni e si pone e pone agli altri delle domande: - Noi facciamo veramente comunione? Siamo una cosa sola? Quello che facciamo in relazione alle popolazioni cristiane straniere viene recepito? Conosciamo bene queste persone?

STEFANO PELIZZONI, collegandosi a quanto esposto dal consigliere Alfonsetti sui centri di ascolto della Caritas, asserisce che siamo a conoscenza di una parte della realtà che c’è intorno agli stranieri e facendo riferimento a dei dati rilevati dalla Curia, dice di essere convinto che dobbiamo ampliare la nostra conoscenza, chiederci quali iniziative intraprendere e prendere atto che abbiamo un lungo camino da compiere. Stefano fa anche notare che alla prima domanda del primo punto “Attirerò tutti a me” si fa riferimento alla vita liturgica e sacramentale “In che modo la vita liturgica e sacramentale, la formazione e la proposta culturale delle nostre parrocchie ci aiutano a contemplare questo disegno di Dio, a renderlo l’origine reale ed efficace della nostra pastorale e della vita di fede di battezzati?                                                         Non si deve, allora, ridurre il problema tutto a livello sociale. Quello liturgico e sacramentale potrebbe essere un ambito di possibile accoglienza e di avvicinamento all’altro.                                                                                                                                            Asserisce che nella scheda non viene menzionato il ruolo della famiglia nell’educazione verso gli altri e, per il lavoro che egli svolge, ha conoscenza di ragazzi che portano nei rapporti con gli altri ciò che nella famiglia hanno appreso.                                          Auspica che tale ruolo sia oggi messo al centro delle nostre riflessioni.

CESARE MANZONI ,volendo sottolineare l’importanza del Sinodo Minore “Chiesa dalle genti”, suggerisce di leggere il libretto che esplicita le motivazioni che hanno portato l’Arcivescovo Delpini a indire il Sinodo e vedere come noi, Chiesa ambrosiana, sapremo abitare il cambiamento che è avvenuto negli ultimi decenni; ricorda di leggere anche, come consigliato dall’Arcivescovo durante l’incontro a Meda, la “Lettera agli Efesini” dove è possibile trovare buoni consigli per una convivenza fraterna, perché anche allora ad Efeso diversi popoli s’incontravano e impararono a convivere.                                                               Cesare conclude dicendo che anche noi per crescere nella fede, nell’amore fraterno, nella carità e nella testimonianza dobbiamo diventare capaci di pregare e di pensare, di parlare con franchezza, di pregare e di decidere, di pregare e di scrivere, di pregare e di sperare come è indicato nell’introduzione al documento preparatorio.

DON DONATO sostiene che se si parla di accoglienza, dobbiamo fare in modo che colui che viene accolto deve accettare e rispettare le regole e a tal proposito denuncia ciò che sovente accade negli oratori ambrosiani, quando nel momento della preghiera viene permesso ai ragazzi di fede non cristiana di allontanarsi o stare fuori con l’animatore.

 

Dopo questa lunga carrellata d’interessanti interventi da parte dei presenti, il moderatore comunica che le riflessioni verbalizzate saranno trasmesse in decanato, mentre Don Carlo invita le commissioni che s’incontreranno martedì 13 marzo ad affrontare il medesimo tema.

IV PUNTO ODG: Varie ed eventuali

Stefano Pelizzoni e Giancarlo Alfonsetti portano a conoscenza del CPCP che la Commissione decanale della Caritas ha richiesto che in ogni parrocchia sia fatto il censimento delle disabilità al fine di avere un quadro della realtà esistente sul territorio.                           

Nel corso della discussione Emilia Ghirardi suggerisce che sia la Caritas o qualche rappresentante della Comunità a organizzare / promuovere un vero e proprio incontro / visita al servizio Centro Diurno Disabili (CDD) esistente sul territorio, piuttosto che affidare la semplice compilazione di un modulo a chi questa realtà già la conosce.                                                Un simile modo di procedere potrebbe aiutare a utilizzare questa rilevazione come occasione per una maggiore conoscenza di una realtà che rischia di rimanere “invisibile”

Sono designate 4 persone per la compilazione del questionario a domande aperte “Comunità cristiana e disabilità

  • Parrocchia San Carlo – Stefano Pelizzoni
  • Parrocchia Beata Vergine Immacolata – Cesare Manzoni
  • Parrocchia San Pietro Martire – Emilia Ghirardi
  • Parrocchia Santi Gervaso e Protaso – Meroni Francesca

 

 

Esauriti i punti all’odg la riunione ha termine alle ore 22: 45 con la recita dell’Ave Maria.

 

 

         La Segretaria                                                                         Il Presidente

Pellegrino Rosaria Maria                                                            Pirotta Don Carlo

 

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