I VERBALI del Consiglio Pastorale

VERBALE N°21 CONSIGLIO PASTORALE DELLA COMUNITA’

SAN PIETRO DA VERONA SEVESO

2015 / 2019

 

Assenti giustificati: Bodio Walter, Ghirardi Emilia, Simonetti Michele.

Altri assenti: Baio Laura, Bianchi Giorgio, Celora Nicola, Cerliani Maria, Chinappa Don Francis, Monti Giulia, Riva Giorgio, Rusconi Luciano, Russi Christian, Squarcia Anna.

 

Alle ore 21:00 dell’11 – 12 - 2018 Don Carlo invita a invocare lo Spirito Santo con la preghiera che i Padri del Concilio recitavano prima di ogni sessione: “Siamo qui dinanzi a te, o Spirito Santo…..”.

Si passa quindi ad approvare il verbale della seduta precedente, compresa l’integrazione dell’intervento di Ferruccio De Toni (II punto o.d.g.)

Don Carlo introduce il III punto “Il giorno del Signore e l’Eucarestia” informando che pochi consiglieri hanno fatto pervenire le risposte al questionario recapitato a ciascuno, risposte che ci avrebbero aiutato a meglio dialogare sul tema in oggetto; poi pone le domande “Come riportare la gente al luogo dove c’è quella fonte che sana tutte le ferite? Come possiamo venire incontro alle richieste delle nostre comunità?”.

Da una parte, dice Don Carlo, bisognerà creare il giusto equilibrio tra il numero delle messe, capace di soddisfare il bisogno di ogni singolo territorio parrocchiale e dall’altra parte tenere conto della sincronia delle attività.

Interviene per prima Serena Besana, che, sebbene non abbia risposto al questionario, afferma di essersi soffermata a riflettere su chi oggi sente il desiderio di andare a messa e perché noi non siamo più capaci di comunicare agli altri il bisogno della partecipazione alla Celebrazione Eucaristica.

Dice anche di aver pensato ai diversi interventi fatti sia del nostro Arcivescovo sia da Papa Francesco sul tema della domenica come Giorno del Signore, conclude questo suo primo intervento asserendo che forse anche noi, che assiduamente siamo presenti alla Santa Messa, abbiamo bisogno di pensare a come deve essere la nostra partecipazione.

Ferruccio De Toni sostiene che il questionario presenta spunti organizzativi interessanti, ma quello che lui ha voluto evidenziare rispondendo alle domande non è solo il fatto che gli aspetti organizzativi vanno curati, ma di gran lunga è importante trasmettere personalmente l’invito alla partecipazione con atteggiamenti oggettivamente affascinanti, attraenti e dimostrando il valore aggiunto della bellezza a partecipare alla Messa. E’ convinto che bisogna lavorare sul tema del contatto, dei rapporti personali per far passare il messaggio che è bello vivere insieme dei momenti come la Celebrazione Eucaristica.
Ferruccio pensa che l’elemento su cui dover riflettere in prospettiva sia proprio il ricercare il modo come far camminare il messaggio cristiano attraverso i nostri piedi e le nostre mani.

Filippo Cristoferi, rifacendosi a quanto detto da Don Carlo precedentemente “bisogna tener presente anche quelli che stanno in periferia”, afferma di essersi reso conto che lui per primo è uno di periferia. Racconta di aver trascorso il fine settimana dell’Immacolata presso un santuario mariano e qui, dopo aver vissuto un anno oberato dal lavoro, dai problemi familiari e da mille altre cose, ha avuto la testimonianza di cosa sia la conversione, perché stando davanti al Signore si è sentito come salvato da tutti i suoi limiti e da tutti i suoi problemi; è sicuro che tutto ciò potrebbe essere scoperto settimanalmente nel corso della Celebrazione Eucaristica domenicale.

Don Carlo saluta Don Emiliano che per la prima volta partecipa al CPCP san Pietro da Verona e che quotidianamente, compresa la domenica, celebrerà l’Eucarestia per gli ospiti di Casa Masciadri e giovedì e domenica alle ore 10: 30 presso Casa Betania.

Giuseppe Lecchi, che ha raccolto la richiesta di alcune persone che per motivi di lavoro non riescono a partecipare né alla celebrazione prefestiva del sabato né a quelle della domenica, propone una messa serale, possibilmente alle ore 21:00.

Serena Besana interviene ancora una volta manifestando la sua preoccupazione per coloro che si allontanano dalla Messa domenicale, soprattutto per i genitori dei bambini neobattezzati e per i genitori dei bambini dell’IC che per un po’ di anni accompagnano i figli nel cammino di fede e poi, dopo la Cresima, come succede per i loro ragazzi, tranne poche eccezioni, non frequentano più.  Nonostante abbiano condiviso  l’impegno dei diversi appuntamenti, li abbiano vissuti come uno spazio per ricevere una parola di speranza, è mancata  probabilmente a loro quella provocazione capace di smuoverli per un salto di qualità, che consenta loro di non ridurre la partecipazione alla Messa domenicale come adempimento di un precetto o  semplice partecipazione ad un rito, ma l’esperienza di autentico incontro con Gesù che si fa presente e ci parla attraverso  la Sua Parola.

Serena è certa che le famiglie abbiano bisogno di uno sguardo diverso sulla vita perché tutto ciò che sta loro attorno le opprime; e si domanda cosa si può fare perché a queste famiglie sia data la possibilità di gustare la bellezza della partecipazione. Confessa che ci sono stati momenti in cui anche lei ha vissuto la Celebrazione Eucaristica come rito, ma tutto è cambiato nel momento in cui si è resa conto che quella Parola che veniva enunciata le serviva per la sua vita nell’arco della settimana. Si rammarica perché questa grazia, questa speranza non possa raggiungere tutti.

Antonella Sala, catechista di quinta elementare, alla sollecitazione di Don Carlo di testimoniare come sta andando la sperimentazione di catechesi e di partecipazione alla messa la domenica mattina dei bambini dell’IC e dei loro genitori, dice di aver cercato in tutti i modi di coinvolgere le famiglie ma finora la risposta è stata poco positiva.

Alessia Allievi, catechista degli adolescenti, sostiene che è necessario lavorare più sui genitori che sui ragazzi e con rammarico testimonia il disinteresse totale.

Alla proposta di una sorta di questionario rivolto ai genitori per fare un incontro basato sulle famiglie, su dieci adolescenti solo un genitore ha risposto, eppure erano stati contattati via e- mail e gli stessi ragazzi erano stati sensibilizzati a sollecitare i genitori.

Renata Giussani, catechista delle classi seconde, ha invece notato una buona affluenza e una sentita partecipazione, non mancano comunque genitori che dopo l’incontro preferiscono andare a casa e poi ritornare dopo la messa per riprendere il bambino.

Sara Pellegrino sostiene che ciò che deve far riflettere, per quanto riguarda la partecipazione dei genitori dell’IC, è ciò che si verifica nella nostra comunità: la domenica in cui è prevista la catechesi dei genitori, la domenica programmata per i bambini (incontro, giochi, pranzo in oratorio) si nota una presenza numerosa di genitori e figli, ma la domenica successiva si è al punto di partenza: genitori assenti, bambini che si possono contare sulla punta delle dita, panche vuote.                                                                                              A suo parere manca nei genitori l’idea che non si va a Messa solo perché il figlio deve ricevere la prima Comunione o la Cresima, ma che si deve andare a Messa tutte le domeniche senza la costrizione del parroco, della suora, della catechista, ma perché è il Giorno del Signore.                                                                                                                                    Si augura che maturi nella Comunità San Pietro da Verona la convinzione di dire “Io vado a Messa la domenica perché è bello incontrare Gesù, perché è bello incontrare i miei fratelli, perché è mio dovere da autentico cristiano”.

Francesco Cazzaniga dice che il suo lavoro si svolge seguendo dei turni e tanti suoi colleghi lavorano anche di sabato e di domenica e si chiede: “ Se Gesù fosse adesso presente tra noi parlerebbe ancora della domenica come Giorno del Signore? E Il tempo per portare il messaggio del Vangelo sarebbe ancora la domenica?”

 Per quanto poi riguarda il percorso d’IC capisce benissino che il nostro desiderio è quello di far vivere a tutti i genitori la gioia di partecipare alla Celebrazione Eucaristica, ma che, purtroppo, molti dei suoi amici che avevano iniziato e concluso insieme a lui questo percorso non si sono più visti.

Filippo Cristoferi afferma che bisognerebbe riscoprire più approfonditamente il Vangelo perché le sfide odierne sono le stesse che c’erano duemila anni fa. Bisognerebbe provare a proporre la soluzione cristiana come qualcosa che ha più valore, proporre Cristo come speranza.

Renata Giussani ammonisce a non essere così ossessionati dall’ansia di dover avere le chiese piene ad ogni costo. Dopo tanto tempo è arrivata alla conclusione che se una persona non sente il desiderio nella testa e nel cuore di partecipare alla Celebrazione Eucaristica, a nulla servono gli inviti, gli incoraggiamenti, lo stendere il tappeto rosso.

Giovanni Traina afferma che ogni mattina si pone la domanda: “Che cosa il Signore mi chiederà nelle circostanze che dovrò vivere oggi?”.                                                                                 Una tale preoccupazione cerca di viverla, per quanto gli è possibile, con i suoi amici dell’Altopiano. Ha nel cuore la certezza che la sua responsabilità nel vivere le circostanze che gli sono date è la condizione perché Cristo possa essere la mano che incontra l’altra persona. Per Giovanni è molto importante la condivisione con gli altri (moglie, figli, amici). E’ il Signore che ci viene incontro attraverso le circostanze (= persone che incontro) ed è anche convinto che la possibilità che gli viene data per incontrare Gesù nella chiesa è un’occasione anche per chiunque s’incontra, per cui nulla deve sfuggire nel rapporto con gli altri.

Giovanni conclude il suo intervento asserendo che continuare a cambiare l’orario delle messe non è positivo, il suo parere è quello di apportare sì delle piccole modifiche, supportate però da una reale e valida richiesta.

Viviana Pontiggia sostiene che come non sono gli orari a far venire o non venire la gente a Messa nello stesso modo non facciamo sorgere problemi per i mercatini organizzati in chiesa o fuori della chiesa per la raccolta di fondi. Anche queste iniziative possono essere per le persone uno stimolo a riflettere sul messaggio insito nell’iniziativa, che può essere un messaggio di fraternità, di condivisione, di solidarietà, di amore perché si rifà agli insegnamenti di Gesù.

Don Carlo al contrario afferma che la Colletta che si fa durante l’Eucarestia deve essere per i bisogni della comunità che spaziano da quelli legati ad esempio ad una struttura obsoleta, a quella di onorare i debiti contratti dai nostri padri, a quelli della gente che nella nostra Comunità ha bisogno perché ha fame, ha sete, è nudo.                                                                E’ nell’Eucarestia che deve nascere tutto.

VARIE ED EVENTUALI

Vengono portate a conoscenza giorni, orari e luoghi della celebrazione del Sacramento della Riconciliazione e delle Celebrazioni Eucaristiche del Santo Natale .(VEDI ALLEGATO)

Alle ore 22: 30 ha termine la riunione odierna con la recita della Salve, o Regina.

 

          La segretaria                                                        Il presidente

Pellegrino Rosaria Maria                                             Pirotta Don Carlo

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