I VERBALI del Consiglio Pastorale

Relazione di don Cristiano Passoni

 

«PARLERÒ AL SUO CUORE»

 

una introduzione alla preghiera

  Il desiderio della preghiera

La preghiera è una realtà misteriosa e affascinante. Vista da lontano e con una certa approssimazione pare che ne fanno esperienza solo alcune persone e non altre. A volte hai la sensazione proprio di questo: di qualcosa di riservato a pochi, forse legato al loro temperamento o a chissà quale dono speciale e incomprensibile. Vorresti conoscere meglio il Signore, ma gli impegni quotidiani e le esigenze della vita del mondo sembrano renderti impossibile questo desiderio. Tutto procede a velocità sostenuta come in un inseguimento senza tregua nel quale è molto difficile trovare margini di sosta.

Inoltre facilmente percepisci anche un certo disagio: ti pare di non capire, di affrontare un’impresa senza dubbio affascinante, ma dai contorni incerti, impalpabili e, il più delle volte, pesantemente onerosi. Il desiderio della ricerca di Dio, di fare verità su di te, di mettere un poco di ordine nella vita rimane sempre vivo, ma, forse, ti accorgi che spesso si arena su un accorato quanto esile: «Sarebbe bello!». Certo, «sarebbe bello poter imparare a pregare», ma la vita, pulsa altrove, su altri ritmi e altre obbedienze, amate o odiate che siano. Così per un verso la preghiera ti appare come qualcosa di semplicemente inutile, per un altro, quasi un lusso che non puoi o non riesci a concederti. Forse ti hanno anche detto che una buona preghiera non dovrebbe essere separata dalle ansie quotidiane, ma, intanto, continui a pensarla come l’ingresso in un mondo etereo e sospeso, riservato a pochi.

Infine, se cerchi di misurane la sua rilevanza pratica, di giustificarla mostrando la sua utilità per ottenere qualcosa, essa ti sfugge immediatamente dalle mani: le categorie dell’utile, dell’immediato, del guadagno, del possesso non sono sicuramente le più efficaci per descriverla. La preghiera, alla fine, ha un solo fondamento, una sola ragione: è l’amore per qualcuno che si conosce e dal quale ci si sente profondamente amati, ben oltre le proprie aspettative. È un modo per descrivere una relazione in atto, così come chi si ama ha semplicemente bisogno di vedersi. L’amore si paga sempre con l’amore.

 

«La condurrò nel deserto»

È dal fuoco ardente della Scrittura che puoi trarre un’immagine adeguata per descrivere che cosa è la preghiera. Nel fascino misto a timore che si percepisce in un luogo singolare come il deserto, la tradizione biblica ha sempre intravisto un’immagine in grado di esprimere l’intimità e la confidenza che ne contraddistinguono l’esperienza.

Nel suo racconto ideale, infatti, il deserto conserva due efficaci descrizioni della preghiera: manifesta due stagioni di essa che s’intrecciano senza fine nella vita, portando continuamente il loro carico di consolazioni che incoraggiano e desolazioni che danno pensiero. Il deserto racconta che la preghiera è una tentazione continua e, insieme, una benedizione inattesa. Così è stato anche per Gesù: i quaranta giorni trascorsi nel deserto dopo il battesimo ricevuto da Giovanni sono stati, certo, visione di angeli, ma al termine di un tempo di prova e tentazione. Il fascino di un deserto sconfinato rimane sempre intatto e tutto sommato ti lasci sempre sorprendere da chi ti raggiunge con qualche racconto del suo viaggiare in esso. Ma il deserto –fascino a parte- rimane pur sempre un deserto: luogo inospitale e desolato, di arsura e fatica del cammino. È importante allora che tu conosca le insidie che potrai eventualmente incontrare per non scoraggiarti lungo la via. In certe occasioni saranno per te la prova della verità stessa del tuo cammino.

 

Il deserto come tentazione

Una prima tentazione è il senso di solitudine e di infruttuosità. Con lo scorrere dei giorni avrai talora l’impressione che Dio sia assente e tutto diventi una noia, una ripetizione inutile e senza frutti visibili, o, per altro verso, che tutto diventi impenetrabile e sfuggente. In tal modo, il fascino dell’immediatezza scolorerà presto lasciando il passo ad un certo smarrimento che intristisce l’anima. Ora, non devi assolutamente avere paura di questo, perché accade: appartiene, anzi, in qualche modo all’esperienza stessa della relazione con Dio. Egli ama lasciarsi trovare senza mai lasciarsi consegnare agli uomini come un loro possesso. Le biografie spirituali dei santi, avrebbero a questo punto molto da istruirti.

Vale la pena ricordare l’osservazione di qualcuno di essi che, raccontando la propria esperienza di preghiera, non ha temuto di paragonare il suo fluire e il suo imprevedibile arrestarsi all’alternanza dell’alta e della bassa marea. Chi vede il mare nella sua infinità vede anche il quadro mutevole che si presenta sulla riva: se l’alta marea tutto copre come una benedizione che fluisce abbondante, la bassa marea rivela fondali inesplorati, persino impresentabili e dei quali ci si può anche vergognare, tanto sono miseri e incrostati da depositi di ogni tipo o da rimasugli di battaglie d’altri tempi. La preghiera vive di questa alternanza e non ti deve meravigliare il sentirne il respiro: l’abbondanza della grazia ti consola, e la sua temporanea quanto reale “ritirata” ti fa vedere quanto sia povero e increspato il fondo della tua anima.

Una seconda tentazione dalla quale guardarti sarà la percezione della tua inadeguatezza. Con l’andare del tempo la solitudine della preghiera metterà a nudo e talvolta in modo impietoso anche le tue ferite e debolezze. Finché c’è rumore non c’è consapevolezza. Se, invece, fai silenzio, preghi e cerchi Dio, ti accorgi inevitabilmente dei tuoi limiti. Se un giorno, nell’ardore delle partenze pensavi di avere qualche cosa in più, forza e provviste in abbondanza per inoltrarti a lungo nel deserto, dopo qualche tempo ti ritroverai, profondamente diverso: forse, semplicemente più vero. Il ritrovarti così in balia dei tuoi umori come degli orgogli mascherati, dei pensieri come delle evidenti inadeguatezze e povertà, ti faranno pensare di non poterti promettere una vera durata. Avrai così la tentazione di lasciar perdere tutto. Anche di questo non dovrai meravigliarti né lasciarti sorprendere. Riempirai, piuttosto, la tua debolezza di una incrollabile confidenza in Dio.

 

 Il deserto come benedizione

Scoprirai, però, che il deserto della preghiera non è soltanto tentazione. Al contrario sarà per te anche luogo di benedizione inattesa e sorprendente. Anche a te, come hai appreso dall’esperienza stessa di Gesù, riappariranno a consolarti i volti di angelo per un attimo smarriti.

Una prima singolare benedizione sarà per te la scoperta della misericordia di Dio che viene a salvarti. Come il popolo della Promessa nel deserto ti accorgerai che in questa avventura con Dio il tuo piede non si è gonfiato e il tuo vestito non si è logorato. Al contrario Egli ti ha accompagnato ovunque sei andato ed è stato per la tua sete un’inesauribile sorgente d’acqua. Attraversando il deserto riconosci che Dio viene a salvarti: dai tuoi peccati come dai piccoli quanto meschini tentativi di possederlo. Man mano cammini, alla sterile pratica della tua volontà si sostituisce il sincero desiderio di abbandonarti nelle sue braccia. La preghiera diventa in tal modo il luogo di affidamento amoroso, non senza lacrime talvolta, perché si può anche piangere di gioia.

Ma la benedizione più sorprendente sarà la rivelazione per te di qualche tratto del misterioso volto di Dio, di quel Dio che ti è vicino e ti accompagna in questo “oggi” della tua esistenza.  Egli si svela presente alla tua vita di stagione in stagione come colui che è misericordioso, amorevole, fedele. Ogni età della vita manifesta sempre un aspetto particolare del suo volto: è il modo con il quale egli desidera esserti vicino e tu lo riconosci.

 

Come iniziare

Per vivere concretamente il tempo della tua preghiera potrai far tesoro di qualche esercizio pratico.

  1. L’esercizio della calma. La preghiera vera è quella in cui lo spirito e il cuore si accordano con le parole. Per questo è importante l’attenzione di tutto te stesso. Cerca, pertanto, di allontanare, quanto meglio puoi, ogni preoccupazione o qualche distrazione che ti porta lontano. Non vagabondare nei tuoi pensieri ed ogni volta che ti sarai lasciato trasportare altrove, ritorna con pazienza dove sei. Per esperienza sai bene che sarai continuamente sollecitato da un turbinio di pensieri estranei, di sentimenti e di impressioni. Arrestare tutto questo flusso è praticamente impossibile. Ma è, certo, in tuo potere fermarvi o meno l’attenzione. Ti aiuterà in questo l’introdurti attraverso qualche espressione della preghiera biblica che ti è divenuta familiare e cara: «Signore, vieni in mio aiuto», «volgiti a me e abbi misericordia»; «il tuo volto, Signore io cerco»; «ti amo, Signore, mia forza».
  2. L’esercizio della presenza di Dio. Ritrova la consapevolezza della presenza del Signore che ti chiama a sé: «Il Maestro è qui e ti chiama» (Gv 11,28). La preghiera non è altro che un rendersi presenti a Colui che è presente, ci vede, ci sente, ci ama. Rinnova la tua fede in Lui che opera meraviglie: egli porterà a compimento l’opera che ha iniziato in te. Ricordati di Abramo che partì «per un luogo che doveva ricevere in eredità» (Eb 11, 8). Così pensa anche il tuo entrare in preghiera. Dopo aver preso tutto con sé, Abramo si incamminò verso il paese che Dio gli aveva indicato. Imitalo in questo: attendi il paese che Dio ti darà di abitare. Porta con te, nel viaggio della tua preghiera, tutto il tuo essere. Avrai cura di non lasciare dietro a te nulla che possa trattenere una parte del tuo affetto nella terra dalla quale hai deciso di partire. «Abramo prese la moglie e Lot e tutti i beni e si incamminarono verso il paese» (Gen 12, 5).
  3. La sensazione di non essere da solo. Spesso c’è altra gente attorno a te quando preghi: cerca la stessa cosa, ha gli stessi interrogativi, qualche paura, qualche confusione, lo stesso desiderio di Dio. Con te c’è tutta la Chiesa che ti accompagna. Sentiti amato e sorretto dalla preghiera di molti e dai sacrifici dei santi che sono sulla terra (Sl 15).
  4. La disposizione di fiducia. In questo cammino certamente il Signore ti dirà qualcosa, circa la tua vita, il tuo presente e il tuo futuro. Il Signore compirà qualche miracolo. Di nuovo ritrova la familiarità con qualche espressione biblica: «dammi da bere!»; «Signore di’ soltanto una parola e il tuo servo sarà salvato»; «ciò che è impossibile agli uomini è possibile a Dio».
  5. La pratica della lettura. Leggi e rileggi con attenzione il brano della Scrittura sul quale intendi soffermarti. Lascia che la Parola prenda vita e ti parli. Soffermati sulla frase che più ti colpisce e da lì parti nella tua riflessione che si fa preghiera. Illumina con la luce della Parola la tua situazione vitale. Riconosci ciò che ti sta più a cuore e annotalo su qualche foglio per custodirne la memoria grata.
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