I VERBALI del Consiglio Pastorale

VERBALE CONSIGLIO PASTORALE COMUNITA’ PASTORALE SAN PIETRO 

6 NOVEMBRE 2019

ASSENTI: Filippo Cristoferi, Maria Curtosi, Berardina Di Meo, Etleva Maria Kalaja,

 

Alle ore 21.00 don Carlo invita ad invocare lo Spirito Santo con l’Adsumus, preghiera che sempre veniva recitata prima di ogni assemblea.

Si passa poi ad un breve momento di presentazione dei membri presenti a questa prima seduta.

Viene nominata Barbara Binnella segretaria temporanea.

Al fine di raggiungere una maggiore consapevolezza sul nostro agire come Chiesa,  partendo dal presupposto che nessuno possiede la Verità; che la Verità è una persona:  nostro Signore Gesù Cristo, DON CARLO ci introduce ad un dialogo sul valore e sulle modalità del “consigliare” e del “consigliere”  enunciando il modus operandi che caratterizzerà le sedute del Consiglio Pastorale

L’ “agire comunionale” ovvero un percorso di dialogo, di ragionamento fatto insieme in cui, insieme, si legge una realtà con la prospettiva di ogni età, stato di vita, storia di ciascuno di noi che può contribuire a dare una lettura di ciò che a noi insieme è affidato;

Per poter arrivare alla verità bisogna avere il coraggio di ascoltarsi reciprocamente per vedere in quale modo ciascuno legge le cose e le attua.

Se la dinamica decisionale dovrà essere di tipo comunionale bisognerà decidere di meno, ma decidere cercando di camminare insieme.

Per camminare insieme occorre partire da due cose  determinanti:

  • la stima previa reciproca: la verità si costruisce attraverso il dialogo; di conseguenza all’avere stima previa reciproca sarà l’ avere la più profonda riservatezza su ciò che viene detto, suggerito o deciso insieme;
  • nel momento in cui, dopo la fatica di camminare insieme si raggiungerà a una decisione, tale decisione sarà accolta e abbracciata da tutti, come propria.

Il “Consigliare” diventa così un “Consigliarsi” reciproco, e identifica la persona del Consigliere: ovvero colui che accoglie la lettura dell’altra persona, la quale avrà una lettura e una prospettiva diversa dalla nostra. “ Consigliare” sempre  avendo in mente come qui e ora sta vivendo la nostra gente e cosa sta pensando.

MICHELA MAURI sottolinea la bellezza  della premessa della stima reciproca; il “sentirsi sulla stessa barca”, mentre solitamente siamo abituati, per storia di tutti,  a ragionare un po’ con “campanilismo”. In questo modo ci si sente veramente parte di una barca sola.   Ormai, conclude Michela, siamo una Comunità Pastorale, composta da quattro parrocchie; potrebbe essere difficile, per i più stagionati, pensare in questi termini ma ritiene che questo sia il giusto punto di partenza.

DON CARLO ribadisce che è bello ricordare  che il  “non ci si salva da soli”  vale anche per le parrocchie. Se affoga, annega una della parrocchie, ne risentono anche le altre. Se vogliamo salvarci dobbiamo salvarci insieme.

DON EMILIANO aggiunge che la divisione o l’integrazione non è solo tra “campanili”, ma anche tra gruppi, associazioni e movimenti. Questa prospettiva, provenendo lui da esperienze fuori della Comunità, gli risulta molto chiara. Propone che qualora la Scuola di Preghiera (suggerita dal nostro Arcivescovo nella sua Lettera Pastorale per il Tempo d’Avvento), fosse organizzata, abbia l’adesione concreta di tutti i gruppi della Comunità. Si possono fare meno incontri, ma che questi coinvolgano tutti i gruppi, affinché si trovino a pregare, insieme.  Il rapporto tra i gruppi è un obiettivo da raggiungere, e non basta il Consiglio Pastorale.

STEFANO PELIZZONI Concorda con quanto detto sulle premesse di base delle sedute del C.P. e, rifacendosi alla sua precedente esperienza nel C.P.,  aggiunge che alla stima tra di noi occorre avere la stima del nostro Parroco. Stiamo camminando verso un’unità pastorale, continua Stefano, ma stiamo camminando a piccoli passi, a volte delegando più i  sacerdoti a fare questi passi, mentre in realtà ciò dovrebbe essere una delle mansioni del Consiglio Pastorale. Questo compito si può attuare in tanti modi, concretamente, cercando di essere noi stessi un collante per la Comunità.

MATTEO MERONI è d’accordo con quanto è stato espresso e ribadisce l’importanza della riservatezza su quello che si dice, valore importantissimo da conservare. Al di là di non trascinare fuori malumori è essenziale l’intimità della comunicazione: uno si sente libero di  consigliare bene se si sente in un ambiente sereno e tranquillo; quindi è da coltivare questa riservatezza su quello che si dice e su quello che gli altri dicono.

DON CARLO commenta che questo è ciò che negli U.S. si  chiama la “confidenzialità”, dove per noi la confidenza è quella cosa che racconti a una tua amica, mentre là si usa per esprimere qualcosa che rigorosamente è tenuto riservato.

DON CARLO procede con i primi adempimenti previsti dall’ODG: 

  • accettazione dell’incarico: viene rimandata alla fine della seduta: chi non dovesse firmare il foglio di accettazione verrà considerato non più parte dal Consiglio Pastorale;  don Carlo si fa carico di sentire gli assenti; 
  • nomina della Giunta del Consiglio Pastorale: la quale si radunerà 3 o 4 volte all’anno con il parroco per impostare i contenuti e la loro elaborazione, ed è composta da una persona per ogni parrocchia; non è uno strumento decisionale, bensì di servizio al fine di garantire un adeguato svolgimento e convocazione del C.P.. Uno dei componenti della giunta svolgerà anche il ruolo di moderatore.  Sono indicati, approvati e accettano l’incarico:

per la parrocchia di SAN PIETRO MARTIRE: Raffaella Augusta Meroni

per la parrocchia dei SS. GERVASO E PROTASO: Ferruccio de Toni; scelto anche come Moderatore, in quanto ha svolto egregiamente il servizio nei due mandati precedenti;

per la parrocchia BEATA VERGINE IMMACOLATA: Roberta Colombo;

per la parrocchia SAN CARLO: Stefano Pelizzoni.

  • nomina del Consiglio Affari Economici della Comunità Pastorale (CAECP): si occupa dell’amministrazione dei beni economici e delle strutture parrocchiali ovvero tutto ciò che comporta la gestione, il mantenimento delle stesse, e gli adempimenti legislativi che ne conseguono.

Al fine di garantire una logica di tipo Pastorale, piuttosto che economico-aziendale nelle scelte e decisioni, questo organismo è composto dalle seguenti figure operanti in ogni parrocchia: Il Vicario, 1 membro designato dal C.P. (non necessariamente appartenente al C.P.), e 1 membro nominato dal Parroco per un totale di 12 membri. In ciascuna parrocchia sarà presente un Consiglio Affari  Economici Parrocchiale nel quale saranno presenti i volontari e i tecnici operanti nelle parrocchie al fine di garantire la realizzazione a regola d’arte degli interventi decisi.

Dopo attenta consultazione si stabilisce che Il Consiglio Affari Economici della nostra   Comunità Pastorale sarà composta da:

Per la Parrocchia dei SS. GERVASO E PROTASO

  • Monti Massimo, nominato dal Parroco
  • De Toni Ferruccio, nominato dal CPCP

Per la Parrocchia di SAN CARLO

  • Pandolfi Augusto, nominato dal parroco
  • Traina Giovanni, nominato dal CPCP

Per la PARROCCHIA BEATA VERGINE IMMACOLATA

  • Corbetta Gianfranco, nominato dal Parroco
  • Di Meglio Alfredo, nominato dal CPCP

Per la PARROCCHIA SAN PIETRO

  • Brugora Marco, nominato dal Parroco
  • Ronchi Daniela, nominata dal CPCP

 

DON CARLO poi prosegue, focalizzando la nostra attenzione su tre indicazioni della lettera Pastorale per il tempo di Avvento del nostro Arcivescovo “ Corro verso la meta”:

 “Imparare a celebrare l’Eucaristia e la liturgia delle ore è imparare quella docilità allo Spirito che con le parole e i segni rende viva la Chiesa. La priorità più volte raccomandata di curare la celebrazione e favorire le condizioni perché produca il suo frutto, che è la vita secondo lo Spirito nella carità e nella gioia, deve essere ancora perseguita.” ( cap. 2 L’Avvento pedagogia della speranza cristiana)

Dobbiamo quindi riqualificare, spiega DON CARLO, le Celebrazione Eucaristiche e il modo in cui celebriamo la Liturgia della Parola;  prosegue poi con la lettura della lettera:

  • Il Tempo di Avvento è un tempo propizio per imparare a pregare. Come i discepoli desideriamo metterci alla scuola di Gesù, ricevere lo Spirito che viene in aiuto alla nostra debolezza e ci insegna a dire “Abbà”…per cui:
  • L’attivazione di scuole di preghiera può essere il servizio che le comunità cristiane offrono perché “chi ha sete venga; chi vuole prenda gratuitamente l’acqua della vita (Ap.22,17) (Cap.3 Imparare a pregare: “ venga il tuo”)

Significa quindi, prosegue don Carlo,  riattivare un’animazione dell’Eucaristia con più carità e gioia, e riattivare una celebrazione della Liturgia Delle Ore (quella Liturgia che la tradizione ci consegna: la preghiera che caratterizza le ore del giorno: L’Ufficio delle Letture, le Lodi, l’Ora Media e i Vesperi). Questa Celebrazione dovrà essere un’azione della Comunità, dovrà essere celebrata bene, e non attuata da singoli o singoli gruppi. Bisognerà quindi creare le condizioni affinché si possa pregare ( luoghi, sussidi,  persone che guidano la preghiera.) Non è questa la sede per una discussione approfondita, sottolinea don Carlo, ma si possono dare suggerimenti su come si potrebbe impostare la Scuola di Preghiera,  animare meglio l’Eucaristia e come dare spazio e respiro alla Liturgia delle Ore. Daremo poi mandato alla Diaconia per l’attuazione di ciò che sarà suggerito.

 DON EUGENIO suggerisce di rifarsi al modello della Scuola della Parola del Cardinal Martini; si tratta però di vedere in quale dimensione e con quale frequenza s’intende perseguire come scuola di preghiera, evidentemente parte dalla Parola di Dio.  Il Cardinale, ricorda don Eugenio. ci insegnava a pregare sulla Parola. Per quanto riguarda la recita della Liturgia delle Ore, continua don Eugenio, si tratta di vedere innanzitutto la consistenza delle persone presenti alla celebrazione, e insegnare a chi partecipa, soprattutto lo Spirito con il quale ci s’innalza a dare lode a Dio e alla gratitudine: non è sicuramente qualcosa di gridato. Per quanto riguarda l’ Eucaristia valgono le stesse premesse: è necessario soffermarsi non solo sul dono naturale, ma su un’educazione alla proclamazione della Parola di Dio. Soprattutto, sottolinea don Eugenio, l’importanza della punteggiatura.

 DON CARLO chiede “perché le nostre celebrazioni mancano di gioia  e di carità? E’ vero?

CARMELA AUGELLO riflette sulla sua esperienza presso la Fraternità Francescana di Betania e ci rende partecipi della “soavità che cattura il cuore” generata durante le  celebrazioni Eucaristiche e la recita della Liturgia delle Ore attuate da questa Fraternità. Attrattiva non sempre percepita nelle celebrazioni delle nostre parrocchie.

TECLA OTTOLINA  nota che talvolta manca una cura nella scelta dei canti, a volte frivoli o non consoni alla solennità delle Celebrazioni e talvolta una certa prolissità nelle omelie.  Potrebbe essere auspicabile una celebrazione più fruibile e accessibile per tutti. Così che una persona possa desiderare di partecipare a celebrazioni anche in altre occasioni oltre alla Domenica.

LUISA PONTIGGIA concorda che talvolta non c’è sinergia tra cantori, lettori e sacerdote, per cui di fatto la celebrazione risulta sottotono e non si esce con gioia: non è un festeggiare la Domenica. Anche noi, comunque ribadisce, dovremmo essere più attenti a questi aspetti, magari pretendiamo tanto dai preti, ma poi, per primi ci facciamo trasportare da altre cose.

BARBARA BINNELLA riflette sulla sua esperienza durante le Celebrazioni a cui ha partecipato nel Movimento di CL e nota che è proprio l’attenzione e la preparazione dei fedeli a fare la differenza. In modo particolare Il silenzio, l’ordine a cui è stata educata  l’assemblea, rende più fruibile e gioiosa la partecipazione alla Celebrazione Eucaristica e alle Liturgie. Forse è proprio una questione di rieducazione del fedele che è necessaria.

 DON EUGENIO interviene dicendo che la Liturgia è innanzitutto una questione di atteggiamento. Definisce poi le due parole: Liturgista e Liturgo.  Liturgo è colui che ha l’animo con il quale vive il suo sacerdozio regale, si sente così profondamente unito in tutta la sua giornata al  Signore Gesù per cui qualsiasi cosa egli faccia è davvero un culto. Ricorda la sua esperienza con il Cardinal Schuster, liturgo, la cui vita era la Liturgia, era tutta culto. Quindi dipende proprio dallo stato d’animo con il quale uno vive il suo Sacerdozio. In secondo luogo c’è il Liturgista, che conosce le regole, con le quali cerca di rendere tutto molto bello, però molto etereo, non pesante. Il culto dei suoi gesti, del suo andamento è come il venticello, quella voce di Silenzio di cui parla 1RE quando Elia all’Oreb sta aspettando il Signore e sente questa voce di silenzio – “mormorio di un vento leggero”. Questa dovrebbe essere l’atmosfera da parte di tutti: percepire la presenza di Dio, la presenza di Gesù Cristo. Per vivere e cogliere così, bisogna avere un’educazione, che non s’impara in poco tempo, che però si può sempre iniziare.

 DON EMILIANO prosegue con la riflessione mettendosi a disposizione, assieme ai rappresentanti dei gruppi, per organizzare la Scuola di Preghiera, ponendo, però, come condizione senza la quale ritirerebbe la sua candidatura, la presenza dei rappresentanti dei gruppi. Vivere la liturgia, don Emiliano sottolinea, in un ambiente piccolo, dove si conosce tutti  è sicuramente più coinvolgente; ma la Chiesa è Universale; la Chiesa ha un annuncio Evangelico che propone a tutti, e raduna tutti la Domenica, per celebrare l’Eucaristia. Se le nostre Celebrazioni sono morte vuol dire che dobbiamo impegnare più tempo a limare le nostre celebrazioni. L’educazione Liturgica comincia  da chi la  anima: Preti, cantori ecc. L’educazione Liturgica implica dei gesti (inginocchiarsi, alzarsi, cantare, segno della pace) che sono da valorizzare e compiersi insieme. Altrimenti si rischia di fare tanti bei discorsi o altre devozioni durante la Liturgia. Spetta anche a noi essere gioiosi, coinvolgenti.

 DON CARLO raccoglie i suggerimenti che saranno poi rimandati in Diaconia per l’attuazione e chiede di confrontarci meglio sul ragionamento inerente alla Scuola di Preghiera. Con quale metodologia si vorrebbe realizzare una Scuola di preghiera?  Una Scuola di preghiera per tutta la Comunità, di massa; oppure una Scuola di Preghiera,  più continuativa e stabile nel tempo, condotta a piccoli gruppi in un posto nel quale una persona, guidata, possa fare esperienza dell’incontro con Dio?  Si potrebbe creare un piccolo deserto nella nostra Comunità Pastorale nel quale una o più persone si rendono disponibili ad accompagnare chi vuole imparare a pregare?

Su quali metodologia siamo orientati?

MARZIA MAZZON chiede se per “piccoli gruppi” s’intende pensare ad incontri nella famiglie nelle rispettive parrocchie, come si faceva una volta.

DON CARLO risponde che la Scuola di preghiera potrebbe essere sul tipo degli Esercizi Spirituali: un momento nel quale chi desidera partecipare, partecipa.  Oppure, propone don Carlo,  si potrebbe individuare un luogo nel quale chi desidera imparare a pregare, può andare in un determinato orario con una persona che ti aiuta a  capire quali le diverse modalità di preghiera: la differenza tra un’Adorazione Eucaristica, una meditazione, un Rosario.

AMBROGIO BERTOGLIO  riflette sul fatto che l’espressione “Scuola di Preghiera” non è usualissima e chiede più delucidazioni sul suo significato.

DON CARLO risponde che gli vengono in mente due esempi: o la Scuola della Parola del Cardinal Martini oppure la possibilità di avere momenti guidati e rivolti a piccoli gruppi di persone, nei quali chi desidera imparare a pregare può andare. L’Arcivescovo, continua don Carlo, quando interrogato risponde che stanno venendo meno le cose fondamentali: andare a messa la Domenica e pregare il mattino e  la sera. Però, riflettendo,  l’Arcivescovo dice che non è facile pregare se qualcuno non sa da che parte incominciare. Dove può andare una persona che vuole imparare a pregare? Non è una richiesta di “incontro di massa” rivolto a coloro che già vanno ad esercizi o ad altri momenti.

Chi potrebbe aiutare ad imparare a pregare? Nella nostra Comunità ci sono le Suore di un ordine contemplativo, che potrebbero darci preziose indicazioni.

ROBERTA COLOMBO (?) suggerisce che potrebbero essere realizzati due percorsi, uno per chi è all’inizio, magari a piccoli gruppi, più personalizzato, e degli incontri, più di ”massa” per coloro che potrebbero essere più avviati nel cammino di fede.

PATRIZIA ISELLA ribadisce l’importanza di ripartire dall’ABC. Deve essere qualcosa alla portata di tutti. Non può essere qualcosa di difficile, al quale partecipano sempre i soliti, che possa attirare coloro che non sono più così vicini alla fede.

 ALFREDO DI MEGLIO propone di mettere a tema in Diaconia l’animazione liturgica di tutta la Celebrazione Eucaristica, soprattutto per i canti, ma non solo,  affinché ci sia maggior coinvolgimento da parte delle nostre Schole Cantorum del popolo dei fedeli  affinché il coro non sia espressione “solista” nella Celebrazione.

GIANCARLO ALFONSETTI riprendendo la riflessione sulla Scuola di Preghiera, segnala nuovamente la necessità di ripartire dalla base: potrebbe essere più utile attuare interventi educativi durante le Celebrazioni Domenicali, alle quali partecipano la maggior parte delle persone, concentrandoci sulla cura di alcuni gesti di cui pare che la stragrande maggioranza non sappia più il significato, ad esempio il Segno della Croce con l’Acqua Santa, quando si entra in Chiesa, oppure lo scambio della pace.

ELEONORA BOTTINELLI concorda pienamente con quello che dice Giancarlo Alfonsetti: nelle domeniche in cui si fanno gli incontri di IC  si vede gente che solitamente non frequenta la chiesa pertanto non sanno come ci si sta . Suggerisce che potrebbe essere utile sfruttare i momenti di catechesi dell’Iniziazione Cristiana previsti prima delle Celebrazioni Eucaristiche per spiegare alcune cose basilari alle famiglie che partecipano magari per la prima volta dopo anni.

MATTEO MERONI suggerisce, per come è stato il suo cammino di Fede, che funzionano meglio i piccoli gruppi. Partecipare assieme a persone con un cammino ben radicato permette di crescere insieme. Si può iniziare da una dimensione più ampia, comunitaria, se poi parteciperanno in pochi, diventerà un momento per piccoli gruppi.

FERRUCCIO DE TONI  consiglia che qualsiasi modello si decida di attuare, poiché sono iniziative difficilmente percepibili, occorre porre attenzione agli aspetti di comunicazione e di lancio. Occorre spiegare bene alla gente perché inizia questa cosa: magari con un momento celebrativo iniziale che poi prenda la strada dei piccoli gruppi. Per quanto riguarda la celebrazioni Eucaristiche, è di fondamentale importanza il “come si sta in chiesa”, e va ravvivato nelle persone che hanno smarrito il senso di questi momenti. Sarebbe anche bello rilanciare il luogo che si era creato in parrocchia SS Gervaso e Protaso per le famiglie con i bambini piccoli affinché potessero partecipare all’Eucaristia senza creare trambusto e distrazione per le altre persone che partecipano.

SARA FUSAR POLI ritiene che sia indispensabile imparare a pregare e sottolinea che i ragazzi di oggi, adolescenti, preadolescenti non sanno cosa voglia dire, non sanno chi seguire. Lei stessa esprime fatica a ritrovarsi a pregare, immagina quindi quale grande difficoltà possano avere i più piccoli. Le quasi inesistenti presenze agli incontri dedicati ai preadolescenti non è un buon feedback e bisognerebbe coinvolgerli in modo più coinvolgente.

 DON CARLO conclude, ringraziando tutti i presenti. Precisa che ciò che ci suggerisce l’Arcivescovo meriterebbe una riflessione più approfondita. Propone di inviarci, prima, del prossimo incontro previsto per il 4 dicembre, ciò che l’Arcivescovo suggerisce per il tempo di Natale “La preghiera, tempo per crescere in Dio”. 

L’inizio del Consiglio prevede la lettura e l’approvazione del verbale della seduta precedente.  Don Carlo propone, per velocizzare la procedura di approvazione, di inviare per mail, assieme alla convocazione della prossima seduta, il verbale ai membri per  una lettura attenta e accurata. Se non ci sono osservazioni, comunicate per email, il verbale risulterà automaticamente approvato. In caso contrario, eventuali osservazioni o integrazioni al verbale verranno presentate all’inizio della seduta successiva.

DON CARLO accoglie le richieste di tempestività nell’invio del verbale, tempestività necessaria per garantire una lettura attenta e accurata.

FERRUCCIO DE TONI(?) suggerisce di segnalare una data entro la quale inviare le osservazioni o eventuali integrazioni.

 

La seduta  è conclusa alle ore 22.45 con la recita dell’Ave Maria. Coloro che accettano l’incarico firmano il modulo di accettazione.

 

La segretaria                                                                                                    Il Presidente

 Binnella Barbara Alessandra                                                                      Pirotta don Carlo

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