OPERATORI PASTORALI TERRITORIO (OPT)

Incontro per coppie di sposi che faranno la visita alle famiglie

(28 febbraio 2017 – Seveso (MB) – C.P. “San Pietro da Verona”)

“ E dopo ? – Suggestioni sul futuro“

 

Il contenuto dell’intervento è quello pratico applicativo e segue  le riflessioni proposte nei precedenti incontri.

La visita alle famiglie come probabilmente già noto  ha radici lontane nella tradizione della Chiesa. Diverse  le forme di applicazione di tale pratica per esigenze territoriali, e per scelte dettate anche da condizioni sociali differenti.

Il  rito ambrosiano, le vuole compiute nel tempo di avvento che precede il Natale, il rito romano le colloca invece nel tempo pasquale,la sensibilità pastorale dei ministri suggerisce anche forme e tempi diversi da quelli stabiliti dalla norma, ma in rispetto a quell’attenzione particolare che il gesto stesso suggerisce. In tempi di particolare ristrettezze economiche questa visita era l’occasione per distribuire ai più indigenti qualche contributo economico.

Quale motivazione sostiene la scelta di un cambiamento?

Non una semplice funzione di supplenza dei sacerdoti, ma un farsi presente presso le famiglie della comunità cristiana stessa attestando, attraverso questo segno, che i laici sono veramente i protagonisti dell’impegno missionario della Chiesa e della sua crescita. Il Papa ha sollecitato in vari modi ad una prospettiva di Chiesa in uscita.

A tale proposito si possono citare alcuni passi dell’E.G.

 

“Oggi, in questo “andate” di Gesù, sono presenti gli scenari e le sfide sempre nuovi della missione evangelizzatrice della Chiesa, e tutti siamo chia­mati a questa nuova “uscita” missionaria. Ogni cristiano e ogni comunità discernerà quale sia il cammino che il Signore chiede, però tutti siamo invitati ad accettare questa chiamata: uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiun­gere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo.” (E.G. 20)

 

Proseguendo a leggere l’Evangelii Gaudium questo tema viene ulteriormente proposto dai numeri 20 al 24 così come  tutto il primo capitolo che  richiama alla Chiesa Missionaria. Potrebbe essere anche una occasione per riflettere e meditare riprendendo quanto   trattato nel primo incontro del percorso.

 Sembra utile riprendere ancora, come spunto di riflessione  quanto  uscito dai sinodi sulla famiglia e riportato da papa Francesco nell’esortazione Amoris Laetitia e cioè la forte sottolineatura che la famiglia deve diventare soggetto di evangelizzazione. la forma di “vicinanza” che  oggi viene proposta esplica in modo concreto tale mandato.

 

“La Chiesa vuole raggiungere le famiglie con umile comprensione, e il suo desiderio « è di accompagnare ciascuna e tutte le famiglie perché scoprano la via migliore per superare le difficoltà che incontrano sul loro cammino ». Non basta inserire una generica preoccupazione per la famiglia nei grandi progetti pastorali. Affinché le famiglie possano essere sempre più soggetti attivi della pastorale familiare, si richiede

« uno sforzo evangelizzatore e catechetico indirizzato all’interno della famiglia »,che la orienti in questa direzione.” (A.L. 200)

 

La visita alle famiglie  diventa anche occasione  per esplicitare  il tema della Famiglia Chiesa domestica. già affrontato dal Concilio Vaticano II  e ripreso da  papa Francesco in Amoris Laetitia.

 

“Nell’incarnazione, Egli assume l’amore umano, lo purifica, lo porta a pienezza, e dona agli sposi, con il suo Spirito, la capacità di viverlo, pervadendo tutta la loro vita di fede, speranza e carità. In questo modo gli sposi sono come consacrati e, mediante una grazia propria, edificano

il Corpo di Cristo e costituiscono una Chiesa domestica (cfr Lumen gentium, 11)” (A.L.67)

 

“L’amore sociale, riflesso della Trinità, è in realtà ciò che unifica il

senso spirituale della famiglia e la sua missione all’esterno di sé stessa, perché rende presente il kerygma con tutte le sue esigenze comunitarie. La famiglia vive la sua spiritualità peculiare essendo, nello stesso tempo, una Chiesa domestica e una cellula vitale per trasformare il mondo.” (A.L. 324)

 

Sarà utile che questo principio ispiratore sia bene condiviso con tutte le persone che decideranno di mettersi a disposizione per  questo servizio. E soprattutto che tale nuova modalità sia condivisa  con la comunità di coloro che partecipano alle messe domenicali, e che venga in via preventiva presentata e spiegata  alle persone che dovranno ricevere questa nuova forma di visita.   Sarà utile che il lavoro di preparazione si dilunghi in un tempo che permetta di far comprendere le ragioni del cambiamento. (non sarà facile sradicare la convinzione di molti che attendono il sacerdote per una santa benedizione)

 Visita e non solo benedizione

Sarà pertanto necessario prevedere come  comunicare la nuova modalità con tempi adeguatamente lunghi e in diverse forme.  Senz’altro una comunicazione scritta da parte dei sacerdoti della comunità che “lanciano” valorizzandone lo stile missionario dell’iniziativa. Nella comunicazione alla gente sarà importante anche specificare che coloro che visiteranno le famiglie lo faranno in stile di servizio e con grande delicatezza (e su questo sarà davvero opportuno suggerire che lo stile sia di grande sobrietà)

La possibilità di incontrare qualche diffidenza potrà essere superata se i nominativi delle persone che andranno a fare le visite saranno resi pubblici con adeguato anticipo.

Sarebbe buona cosa che le persone che faranno questo servizio operino in territori dove sono conosciuti per le relazioni quotidiane che intrattengono (i vicini di casa, quelle famiglie che incontrano accompagnando i figli a scuola, quelli che frequentano la palestra dei figli ecc. ecc.)

Sarà importante che  l’iniziativa si avvii con una forma di “mandato” pubblico nel corso delle settimane che precedono l’inizio delle visite. Alle messe domenicali le coppie/famiglie che si prodigheranno in questo servizio siano rese ben “visibili” e si chieda per loro l’accompagnamento se non fisico almeno spirituale di tutta la comunità. In tal modo si rafforza anche la motivazione che ha portato a fare questa scelta pastorale.

A conclusione del giro di visite prestabilito, sarà anche utile che le famiglie visitatrici possano restituire alla comunità  i frutti raccolti, attraverso la testimonianza e l’analisi dell’esperienza fatta (chi ha incontrato le famiglie, soprattutto quelle lontane, potrebbe farsi portavoce di quanto ha ascoltato come bisogni  e sensibilità).

Ed ora qualche suggerimento.

-   Invito alle famiglie a farsi carico di questo mandato. (la giornata di apertura dell’anno pastorale potrebbe focalizzarsi su questo tema)

-   un incontro di preparazione offerto a tutte la famiglie che svolgeranno il servizio

-   mappatura e distribuzione  sul territorio con le caratteristiche di cui accennato sopra

-   scelta di un gesto da condividere con le famiglie visitate. Pensare ad un simbolo da consegnare. (un calendario con le date più significative della vita della comunità???)

-   ogni famiglia visitante dovrebbe valutare come potrà organizzare le proprie visite. (non è vincolante che orari e tempi siano uguali per tutti…)

- la conoscenza previa delle persone potrà anche suggerire come presentarsi: in coppia. Come famiglia. Con bambini ?? (se si sa che in una famiglia ci sono bambini, la presenza di un figlio potrebbe essere un ottimo gancio per entrare in una relazione sciolta)

Solo dalla percezione di come sono andate le cose si potrà valutare il come proseguire. Di certo non si potranno lanciare proposte di incontro parrocchiale alle persone anziane o a chi vive ritmi di lavoro frenetici, ma forse si potranno suggerire incontri informali nelle case.

Laddove si colgano bisogni specifici si potrà segnalarlo ai sacerdoti o ai servizi che la parrocchia offre. Ma un appuntamento per una cordiale chiacchierata è un impegno da prevedere già in partenza.

Una preghiera insieme, il ricordo di qualcuno che non c’è più. Prendere nota di date significative per quella persona o quella famiglia. Gesti semplici che possono però dire una vicinanza.

 

Il primo impegno DELL’E DOPO?

Sarà la restituzione dell’esperienza alla comunità. Nella forma di una relazione al CPP o altro, ma con la possibilità di una diffusione allargata, evidentemente nel rispetto della tutela della riservatezza di nomi e situazioni.

- si può  immaginare che non per tutte la famiglie visitate sarà possibile mantenere un collegamento. Si potrebbe però indicare qualche “appuntamento” particolare.

 

Qualche suggerimento:

-   una attenzione particolare alle famiglie neo arrivate. A cui dedicare uno spazio di conoscenza e di “sostegno” mirato

-   richiedere alle famiglie visitate se hanno particolari desideri di sostegno nella preghiera per situazioni o persone, e suggerire una sorta di appuntamento della preghiera, individuando un giorno. 

-   Mese di maggio con appuntamento per una recita del rosario presso qualche casa

-   Un recupero della festa di tutti i santi con un momento di condivisione festosa?

-   Offerta di aggiornamenti sulle attività e gli appuntamenti della comunità (se esiste un bollettino parrocchiale si può pensare di recapitarlo personalmente e così moltiplicare le occasioni di visita)

-   Si può anche pensare che le famiglie visitate possano offrire a loro volta un contributo alla comunità (certe persone anziane hanno abilità manuali eccezionali o disponibilità di tempo che possono dedicare alla preghiera che, se mirata a qualche bisogno, può dar loro un senso di partecipazione alla vita della comunità) o le torte da vendere… o libri e oggetti da offrire.

-   Il presepe

-   Alcune indicazioni vengono suggerite dal Cardinale Angelo Scola nella lettera pastorale “Educarsi al pensiero di Cristo”:

1)La preghiera al mattino e alla sera a tavola; 2)L’attenzione ad affrontare prontamente fatiche e contraddizioni senza lasciarle diventare ferite; 3)La consapevolezza della propria ininterrotta responsabilità educativa; 4) L’equilibrio nel rapporto tenerezza-correzione; 5) la cura della convivialità quotidiana; 6) L’uso adeguato dei soldi e dei beni; 7)il giudicare i fatti; 8)Il coinvolgimento organico della famiglia di prime generazione (riconoscimento educativo dei nonni; 9) Aiuto a scelte più impegnative e stabili come quelle dell’ospitalità nei confronti di situazioni di bisogno…;10)la condivisione perché cresca la fraternità tra le persone e le famiglie attraverso momenti di incontro durante la giornata e la settimana;11) L’importanza e la cura delle benedizioni delle case; 12)L’educazione dei figli (a partire dal battesimo), sostenendo il cammino dell’iniziazione cristiana nella sua integralità e la rilevanza della famiglia nella comunità educante che si sviluppa nell’ambiente dell’oratorio;( ad es. segnalare al parroco la disponibilità ad accompagnare le famiglie che chiedono il battesimo, che avete incontrato durante questa visita natalizia. E’ un modo per rendere più visibile una presenza della comunità e creare così dei punti di riferimento); 13)L’accompagnamento stabile dei fidanzati da parte di sposi nei percorsi di preparazione al matrimonio, non limitandosi a qualche sporadico incontro, ma favorendo una continuità di relazione (vedi nota punto 12);14)La comunione agli ammalati e la presenza nell’ambito della pastorale sanitaria, considerando la nuova importanza che assume la parrocchia a partire dal mutato rapporto ospedale/territorio (vedi nota punto 12 – che si può tradurre anche nell’essere disponibili a fare un po’ di compagnia);15)La vicinanza nelle situazioni di lutto familiare, di fatica, di difficoltà di varia natura e di prova (vedi nota punto 12);16)Inserimento della famiglia nel quartiere e nelle sue problematiche (vedi nota punto 12);17) l’impegno per la giustizia; 18)L’amicizia civica per l’edificazione della vita buona e per prevenire conflitti, facendo fronte alle gravi situazioni di emarginazione presenti sul nostro territorio (vedi nota punto 12).

Ovviamente tutto questo va compiuto nella più grande attenzione e discrezione come richiesto da ogni relazione personale con l’attenzione di Non diventare ingombranti o un peso. Diventa anche  questo un modo per esplicitare concretamente il mandato alle   famiglie che sono state invitate ad essere “soggetto di evangelizzazione” negli ambienti e nei gesti della quotidianità.   

 

-   Per qualsiasi modalità si possa proporre sarà bene evidenziare che non si tratterà di forme di assistenzialismo, Ma di vicinanza. E’ bene sgombrare il campo da interpretazioni sbagliate o creare aspettative che poi non si sia in grado di soddisfare.

 

-   Sulla spinta dell’iniziativa dell’Arcivescovo a fare anzitutto della propria casa un luogo di incontro, di condivisione della fede e della vita, potrà essere proposto  il gesto suggerito dal Servizio per la famiglia chiamato “La tavola di Emmaus”, il cui significato è descritto sul Sito diocesano.

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