IL VANGELO DEL GIORNO

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Is 49,24-50,10; Sal 21; Is 52,13-53,12; Mt 27,1-56

10/4 VENERDÌ SANTO

Pilato si dichiara innocente per la morte di Cristo Gesù. I Giudei lo assolvono, assumendosi dinanzi a Dio tutta la responsabilità di quella morte. Glielo dicono attraverso una espressione che era linguaggio tradizionale nel popolo del Signore: “Il suo sangue ricada su di lui”. “Io sono innocente di quel sangue”: “Chiunque maledice suo padre o sua madre dovrà essere messo a morte; ha maledetto suo padre o sua madre: il suo sangue ricadrà su di lui” (Lev 20,9). “Quando noi entreremo nella terra, legherai questa cordicella di filo scarlatto alla finestra da cui ci hai fatto scendere e radunerai dentro casa, presso di te, tuo padre, tua madre, i tuoi fratelli e tutta la famiglia di tuo padre. Chiunque uscirà fuori dalla porta della tua casa, sarà responsabile lui della sua vita, non noi; per chiunque invece starà con te in casa, saremo responsabili noi, se gli si metteranno le mani addosso” (Cfr. Gs 2,1-24). “Il re gli disse: «Fa’ come egli ha detto: colpiscilo e seppelliscilo; così allontanerai da me e dalla casa di mio padre il sangue che Ioab ha sparso senza motivo. Il Signore farà ricadere il suo sangue sulla sua testa, perché egli ha colpito due uomini giusti e migliori di lui e li ha trafitti con la sua spada, senza che Davide mio padre lo sapesse: Abner, figlio di Ner, capo dell’esercito d’Israele, e Amasà, figlio di Ieter, capo dell’esercito di Giuda. Il loro sangue ricadrà sulla testa di Ioab e sulla testa della sua discendenza per sempre, mentre per Davide e la sua discendenza, la sua casa e il suo trono vi sarà pace per sempre da parte del Signore»” (Cfr. 1Re 2,28-35). Pilato in verità non è del tutto esente dalla colpa. Lui ha constatato l’innocenza di Gesù. Mai un giudice si deve lasciarsi né intimorire né corrompere. Lui deve solo amministrare la giustizia. Pilato non amministra la giustizia, ma l’ingiustizia. Condanna il colpevole, libera il reo.

Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli». Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso. Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: «Salve, re dei Giudei!». Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo. Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce.

Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei». Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra. A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito.

Tutti siamo amministratori di giustizia dinanzi a Dio e agli uomini. Di quale giustizia si tratta? Della verità che è nella sua Parola. Ma anche della verità che è in ogni uomo, dei doni dello Spirito Santo, dei ministeri, delle vocazioni, delle missioni. Anche di ogni bene di questo mondo si è chiamati ad essere amministratori secondo la volontà di Dio. Di ogni amministrazione si dovrà rendere conto a Dio. Se per nostra colpa qualcuno si danna, si perde, non trova la via della vita, di ogni male che è frutto della nostra ingiusta, cattiva, malvagia amministrazione, dobbiamo rendere conto al Signore per l’eternità. Poiché oggi non vi è giustizia oggettiva ma solo soggettiva, nessuno più si sente responsabile delle sue azioni. È la morte della giustizia. È il male di oggi.

Madre di Dio, Angeli, Santi, fateci veri amministratori di ogni giustizia secondo Dio.

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