IL VANGELO DEL GIORNO

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At 9,10-16; Sal 31; Gv 6,22-29

1/5 VEN - III DI PASQUA [II]

Gesù è realmente il sigillo del Padre, perché Lui sostanzialmente è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza: “Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo. Egli è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza, e tutto sostiene con la sua parola potente. Dopo aver compiuto la purificazione dei peccati, sedette alla destra della maestà nell’alto dei cieli, divenuto tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il nome che ha ereditato” (Eb 1.1-4). Essendo irradiazione e impronta, si deve credere nel Figlio come si crede nel Padre, anzi si deve credere nel Figlio se si vuole credere nel Padre. Se non si crede nel Figlio, non si crede nel Padre, perché il Figlio è la rivelazione piena, perfetta, senza alcuna lacuna o imperfezione, del Padre.

Come Gesù è impronta e irradiazione del Padre per natura, ogni discepolo di Gesù dovrebbe essere irradiazione e impronta di Gesù, per rigenerazione dallo Spirito Santo, per nascita da Dio. Ma ogni discepolo di Gesù dovrebbe anche portare il sigillo di colui che lo ha chiamato alla fede e quotidianamente lo forma e lo conforma a Cristo Signore: “Infatti tutte le promesse di Dio in lui sono «sì». Per questo attraverso di lui sale a Dio il nostro «Amen» per la sua gloria. È Dio stesso che ci conferma, insieme a voi, in Cristo e ci ha conferito l’unzione, ci ha impresso il sigillo e ci ha dato la caparra dello Spirito nei nostri cuori” (2Cor 1,20-22). “Non sono forse libero, io? Non sono forse un apostolo? Non ho veduto Gesù, Signore nostro? E non siete voi la mia opera nel Signore? Anche se non sono apostolo per altri, almeno per voi lo sono; voi siete nel Signore il sigillo del mio apostolato” (1Cor 9,1-2). Sarà salvato chi porterà il sigillo di Cristo nel suo corpo: “E vidi salire dall’oriente un altro angelo, con il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli, ai quali era stato concesso di devastare la terra e il mare: «Non devastate la terra né il mare né le piante, finché non avremo impresso il sigillo sulla fronte dei servi del nostro Dio». E udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila segnati, provenienti da ogni tribù dei figli d’Israele” (Ap 7,2-4). Si riceve il sigillo, si dona il sigillo. Cristo nello Spirito Santo dona il sigillo. Il cristiano nello Spirito Santo dona il sigillo.

Il giorno dopo, la folla, rimasta dall’altra parte del mare, vide che c’era soltanto una barca e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma i suoi discepoli erano partiti da soli. Altre barche erano giunte da Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie. Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».

Portare il sigillo di Cristo, in una conformazione piena a Lui, dovrebbe essere il solo desiderio di ogni suo discepolo: “Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio; perché forte come la morte è l’amore, tenace come il regno dei morti è la passione: le sue vampe sono vampe di fuoco, una fiamma divina!” (Ct 8,6). Come Gesù è tutto dalla volontà del Padre e dalla sua essenza eterna nella sua essenza eterna, così il cristiano deve essere tutto dalla volontà di Cristo e dall’essenza nell’essenza di Cristo, senza mai uscire da essa. Come Gesù è nel seno del Padre, così il discepolo deve essere nel seno di Cristo. Questo Gesù oggi chiede ai Giudei. Essi vogliono fare le opere di Dio. Una è l’opera di Dio: credere nell’Inviato del Padre.

Madre di Dio, Angeli, Santi, fate che crediamo divenendo una cosa sola in Cristo.

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