IL VANGELO DEL GIORNO

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At 6,1-7; Sal 134; Rm 10,11-15; Gv 10,11-18

3/5 DOM - IV DI PASQUA [A]

Quanto Gesù dice di sé, il Buon Pastore del Padre, va predicato di ogni pastore in Lui, con Lui, per Lui. Lui dona la vita spiritualmente e anche fisicamente, consumandosi e immolandosi nella piena e perfetta obbedienza al Padre. Anche ogni suo pastore deve immolarsi e consumarsi obbedendo al suo Vangelo, per essere vero sacrificio di soave odore per il Signore. Nel Nuovo Testamento Paolo è pastore totalmente conformato a Cristo, anche nel suo corpo. Ecco come Lui si manifesta ai Corinzi: “Io invece non mi sono avvalso di alcuno di questi diritti, né ve ne scrivo perché si faccia in tal modo con me; preferirei piuttosto morire. Nessuno mi toglierà questo vanto! Infatti annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo! Se lo faccio di mia iniziativa, ho diritto alla ricompensa; ma se non lo faccio di mia iniziativa, è un incarico che mi è stato affidato. Qual è dunque la mia ricompensa? Quella di annunciare gratuitamente il Vangelo senza usare il diritto conferitomi dal Vangelo”. La sua vita è stata consegnata a Cristo Gesù ed ogni giorno la spende per Lui, perché Cristo sia conosciuto da ogni cuore.

La sua modalità di consumazione è immortale: “Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero: mi sono fatto come Giudeo per i Giudei, per guadagnare i Giudei. Per coloro che sono sotto la Legge – pur non essendo io sotto la Legge – mi sono fatto come uno che è sotto la Legge, allo scopo di guadagnare coloro che sono sotto la Legge. Per coloro che non hanno Legge – pur non essendo io senza la legge di Dio, anzi essendo nella legge di Cristo – mi sono fatto come uno che è senza Legge, allo scopo di guadagnare coloro che sono senza Legge. Mi sono fatto debole per i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno. Ma tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne partecipe anch’io” (1Cor 9,15-23). Farsi tutto a tutti, sempre, per guadagnare qualcuno a Cristo. Non si spende una vita da ministri di Cristo e della sua Parola per non guadagnare nessuno a Gesù Signore. Sarebbe una vita sciupata.

Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

Non solo fisicamente Paolo si fa tutto a tutti, consumando il suo corpo per l’evangelizzazione. Anche nel suo spirito si annienta: “Da parte nostra non diamo motivo di scandalo a nessuno, perché non venga criticato il nostro ministero; ma in ogni cosa ci presentiamo come ministri di Dio con molta fermezza: nelle tribolazioni, nelle necessità, nelle angosce, nelle percosse, nelle prigioni, nei tumulti, nelle fatiche, nelle veglie, nei digiuni; con purezza, con sapienza, con magnanimità, con benevolenza, con spirito di santità, con amore sincero, con parola di verità, con potenza di Dio; con le armi della giustizia a destra e a sinistra; nella gloria e nel disonore, nella cattiva e nella buona fama; come impostori, eppure siamo veritieri; come sconosciuti, eppure notissimi; come moribondi, e invece viviamo; come puniti, ma non uccisi; come afflitti, ma sempre lieti; come poveri, ma capaci di arricchire molti; come gente che non ha nulla e invece possediamo tutto!” (2Cor 6,3-10). Tutto ciò che Cristo Gesù predica di sé, necessariamente – salvo la sua eternità e divinità – deve essere predicato di ogni Apostolo e Ministro della Parola. Tra il Buon Pastore e i Pastori in Lui, con Lui, per Lui, vi dovrà essere identità quasi fisica. Così Paolo: “Io porto le stigmate di Gesù sul mio corpo” (Cfr. Gal 6,14-17; 2,19-20).

Madre di Dio, Angeli, Santi, fate che ogni pastore sia ad immagine del Buon Pastore.

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