IL VANGELO DEL GIORNO

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Sir 44,23g-45; 45,2a.3d-5d; Sa115; Eb 11, 1-2.7-9-13a-c.39-12,2b; Mt 2,19-23

MARTEDÌ 19 MARZO

Il Libro del Siracide mette in guardia perché non si corra dietro ai sogni. Essi sono un fatto della natura. Non sempre e non necessariamente essi provengono dal Signore.

Speranze vane e fallaci sono quelle dello stolto, e i sogni danno le ali a chi è privo di senno. Come uno che afferra le ombre e insegue il vento, così è per chi si appoggia sui sogni. Una cosa di fronte all’altra: tale è la visione dei sogni, di fronte a un volto l’immagine di un volto. Dall’impuro che cosa potrà uscire di puro? E dal falso che cosa potrà uscire di vero? Oracoli, presagi e sogni sono cose fatue, come vaneggia la mente di una donna che ha le doglie. Se non sono una visione inviata dall’Altissimo, non permettere che se ne occupi la tua mente. I sogni hanno indotto molti in errore, e andarono in rovina quelli che vi avevano sperato. La legge deve compiersi senza inganno, e la sapienza è perfetta sulla bocca di chi è fedele (Sir 34,1-8).

Nella Scrittura vengono annunziati molti sogni profetici. Quelli di Giuseppe, il figlio di Giacobbe, dei due soldati madianiti, di Nabucodonosor nel Libro di Daniele e molti altri.

Ora Giuseppe fece un sogno e lo raccontò ai fratelli, che lo odiarono ancora di più. Disse dunque loro: «Ascoltate il sogno che ho fatto. Noi stavamo legando covoni in mezzo alla campagna, quand’ecco il mio covone si alzò e restò diritto e i vostri covoni si posero attorno e si prostrarono davanti al mio». Gli dissero i suoi fratelli: «Vuoi forse regnare su di noi o ci vuoi dominare?». Lo odiarono ancora di più a causa dei suoi sogni e delle sue parole. Egli fece ancora un altro sogno e lo narrò ai fratelli e disse: «Ho fatto ancora un sogno, sentite: il sole, la luna e undici stelle si prostravano davanti a me». Lo narrò dunque al padre e ai fratelli. Ma il padre lo rimproverò e gli disse: «Che sogno è questo che hai fatto! Dovremo forse venire io, tua madre e i tuoi fratelli a prostrarci fino a terra davanti a te?» (Gen 37,5-10).

Quando Gedeone vi giunse, un uomo stava raccontando un sogno al suo compagno e gli diceva: «Ho fatto un sogno. Mi pareva di vedere una pagnotta d’orzo rotolare nell’accampamento di Madian: giunse alla tenda, la urtò e la rovesciò e la tenda cadde a terra». Il suo compagno gli rispose: «Questo non è altro che la spada di Gedeone, figlio di Ioas, uomo d’Israele; Dio ha consegnato nelle sue mani Madian e tutto l’accampamento». Quando Gedeone ebbe udito il racconto del sogno e la sua interpretazione, si prostrò; poi tornò al campo d’Israele e disse: «Alzatevi, perché il Signore ha consegnato nelle vostre mani l’accampamento di Madian» (Gdc 7,13-15).

Con Giuseppe il sogno è solo la modalità attraverso la quale il Signore comunica la sua volontà. Con lui, nei sogni non ci sono visioni da interpretare, immagini da decifrare. C’è solo un comando al quale prestare urgentissima obbedienza. Il sogno è la via attraverso la quale Dio, il Signore, manifesta a Giuseppe qual è la sua volontà. Trattandosi della salvezza o del bene più grande della Madre e del Bambino, Dio non vuole lasciare nulla al pensiero, alla scienza, alla sapienza, alla giustizia, all’amore, ai desideri di Giuseppe. Nulla deve provenire dal suo intimo, neanche per ispirazione o mozione. Occorre somma sicurezza, assoluta certezza che ciò che dovrà fare sia purissima volontà del Signore. La Madre e il Bambino sono solo dalla divina volontà.

Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino». Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».

Anche in ordine alla dimora di Gesù in Nazaret, la paura è suscitata per mozione dello Spirito Santo. La soluzione non viene dall’intelligenza di Giuseppe o dalla sua accortezza di sapienza, viene direttamente dalla volontà di Dio. Il Signore gli parla nel sogno e gli dice cosa deve fare e dove recarsi. Lui è guidato da questa voce di Dio che gli ordina come agire. La sua obbedienza è immediata. Il subito è all’istante, senza alcun ritardo. La prontezza di Giuseppe è salvezza per Gesù e per la Madre sua.

Madre di Dio, Angeli, Santi, fate che tutti obbediamo al Vangelo con immediatezza.

 

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