IL VANGELO DEL GIORNO

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Ct 3,2-5; 8,6-7; Sal 62; Rm 7,1-6; Gv 20,1.11-18

LUNEDÌ 22 LUGLIO

Nel Cantico dei Cantici troviamo un dettaglio che merita tutta la nostra attenzione. Lo sposo cerca la sposa. Bussa alla sua porta. Essa ha un attimo di indecisione. È pronta per dormire. Ritarda nel prepararsi per accogliere lo sposo. Questi scompare dalla sua vista. Dovrà ora andare a cercarlo, facendo il giro per la città. Un solo momento di indecisione e pur moltiplicando gli sforzi, la ricerca sarà inutile. Lo sposo non si trova. Bisogna continuare a cercarlo. Esso mai è fatto proprio. È sempre da trovare.

Sono venuto nel mio giardino, sorella mia, mia sposa, e raccolgo la mia mirra e il mio balsamo; mangio il mio favo e il mio miele, bevo il mio vino e il mio latte. Mangiate, amici, bevete; inebriatevi d’amore. Mi sono addormentata, ma veglia il mio cuore. Un rumore! La voce del mio amato che bussa: «Aprimi, sorella mia, mia amica, mia colomba, mio tutto; perché il mio capo è madido di rugiada, i miei riccioli di gocce notturne». «Mi sono tolta la veste; come indossarla di nuovo? Mi sono lavata i piedi; come sporcarli di nuovo?». L’amato mio ha introdotto la mano nella fessura e le mie viscere fremettero per lui. Mi sono alzata per aprire al mio amato e le mie mani stillavano mirra; fluiva mirra dalle mie dita sulla maniglia del chiavistello. Ho aperto allora all’amato mio, ma l’amato mio se n’era andato, era scomparso. Io venni meno, per la sua scomparsa; l’ho cercato, ma non l’ho trovato, l’ho chiamato, ma non mi ha risposto. Mi hanno incontrata le guardie che fanno la ronda in città; mi hanno percossa, mi hanno ferita, mi hanno tolto il mantello le guardie delle mura. Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme, se trovate l’amato mio che cosa gli racconterete? Che sono malata d’amore! Che cosa ha il tuo amato più di ogni altro, tu che sei bellissima tra le donne? Che cosa ha il tuo amato più di ogni altro, perché così ci scongiuri? L’amato mio è bianco e vermiglio, riconoscibile fra una miriade. Il suo capo è oro, oro puro, i suoi riccioli sono grappoli di palma, neri come il corvo. I suoi occhi sono come colombe su ruscelli d’acqua; i suoi denti si bagnano nel latte, si posano sui bordi. Le sue guance sono come aiuole di balsamo dove crescono piante aromatiche, le sue labbra sono gigli che stillano fluida mirra. Le sue mani sono anelli d’oro, incastonati di gemme di Tarsis. Il suo ventre è tutto d’avorio, tempestato di zaffiri. Le sue gambe, colonne di alabastro, posate su basi d’oro puro. Il suo aspetto è quello del Libano, magnifico come i cedri. Dolcezza è il suo palato; egli è tutto delizie! Questo è l’amato mio, questo l’amico mio, o figlie di Gerusalemme (Ct 5,1-6).

Maria di Magdala pensa di aver trovare Gesù. Gesù non è dove lui è, è invece là dove lui vuole essere. Mentre nel Cantico dei cantici la sposa perde lo sposo per indecisione, qui lo deve perdere per volontà, per comando, perché lo deve trovare, portandolo là dove Gesù vuole essere portato. Oggi va portato agli Apostoli, domani ad altre infinite persone. Portando Gesù, si trova Gesù. Non lo si porta, non lo si trova.

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Maria invece stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

Quanto Gesù comanda a Maria di Magdala, lo comanda ad ogni suo discepolo. Lui sarà con loro, sarà in loro solo se essi lo porteranno ad ogni altro uomo. Se essi non lo portano, Lui non è con loro, perché Lui si dona solo per essere portato. Lo si porta, lo si dona, dove lo si porta, si trova, donato agli altri lo diamo a noi stessi. La missione non solo è necessaria a colui al quale Cristo Gesù è donato, ma molto di più a colui che Cristo Gesù porta e dona. Portando agli altri, o porta per se stesso. Lo dona a se stesso, donandolo agli altri. Se non porta e non dona, anche Lui ne rimane privo. Madre di Dio, Angeli, Santi, fate che portiamo e diamo Cristo Gesù al mondo intero.

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