IL VANGELO DEL GIORNO

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Os 1,9a; 2,7a.b-10.16-18.21-22; Sal 102; Rm 8,1-4; Lc 15,11-32

23/2 DOMENICA DEL PERDONO [A]

Dio ha dato all’uomo la volontà per governare la sua vita sempre e solo nella verità della sua natura, che non è da Dio solo per creazione, ma anche per volontà manifestata. La volontà è stata data all’uomo perché scelga sempre la volontà del suo Signore, obbedendo ad ogni suo comando, legge, statuto a lui dato. Possiamo paragonare la volontà allo Spirito Santo che è dato ai credenti in Cristo Gesù. Perché lo Spirito Santo è dato? Per governare la volontà dell’uomo, orientandola sempre verso la volontà di Dio a lui manifesta, data, insegnata, comunicata. Il figlio minore, uscendo dalla casa del padre, usa male la sua volontà. Infatti, separatosi dalla volontà del Padre, l’uso che fa della propria volontà è sempre più cattivo. Vive da dissoluto e sperpera tutti i beni del padre. Quando non si obbedisce a Dio, l’uso della volontà è sempre cattivo, perché non è orientato verso la verità, ma verso la falsità. Non persegue il bene ma il male. Non cerca la giustizia, ma l’ingiustizia. Dio non ha dato la volontà perché noi scegliamo la via della perdizione e la perseguiamo. La nostra volontà è data invece perché scegliamo la vita e camminiamo sulla sua via: “Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male. Oggi, perciò, io ti comando di amare il Signore, tuo Dio, di camminare per le sue vie, di osservare i suoi comandi, le sue leggi e le sue norme, perché tu viva e ti moltiplichi e il Signore, tuo Dio, ti benedica nella terra in cui tu stai per entrare per prenderne possesso. Io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione. Scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza, amando il Signore, tuo Dio, obbedendo alla sua voce e tenendoti unito a lui” (Cfr. Dt 30,15-20). Scegliere la vita è il solo vero ministero della nostra volontà.

Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

Anche il figlio maggiore usa la volontà per il male e non per il bene. Solo il padre usa secondo pienezza di verità la sua volontà. Vive la sua natura di padre. Il figlio perduto è tornato e lui lo accoglie. Oggi è questa la confusione che regna nel mondo e anche nel popolo di Dio. Non si conosce il fine della volontà. Si pensa che possa essere orientata anche verso il male. Il suo fine è solo il bene. Verso il male la si usa contro natura.

Madre di Dio, Angeli, Santi, fate che mai il cristiano usi la sua volontà contro natura.

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