IL VANGELO DEL GIORNO

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Gen 4,1-16; Sal 118,9-16; Pr 3,19-26; Mt 5,17-19

4/3 MER - I DI QUARESIMA [II]

San Paolo rivela ai cristiani di Roma che pienezza della Legge è la carità: ““Rendete a ciascuno ciò che gli è dovuto: a chi si devono le tasse, date le tasse; a chi l’imposta, l’imposta; a chi il timore, il timore; a chi il rispetto, il rispetto. Non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole; perché chi ama l’altro ha adempiuto la Legge. Infatti: Non commetterai adulterio, non ucciderai, non ruberai, non desidererai, e qualsiasi altro comandamento, si ricapitola in questa parola: Amerai il tuo prossimo come te stesso. La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità” (Rm 13,7-10). La carità per San Paolo è vivere ogni momento della vita dal cuore del Padre suo, modello di Gesù Signore, sorretti dalla luce e dalla verità che vengono dallo Spirito Santo: “La carità non sia ipocrita: detestate il male, attaccatevi al bene; amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda. Non siate pigri nel fare il bene, siate invece ferventi nello spirito; servite il Signore. Siate lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera. Condividete le necessità dei santi; siate premurosi nell’ospitalità. Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite. Rallegratevi con quelli che sono nella gioia; piangete con quelli che sono nel pianto. Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non nutrite desideri di grandezza; volgetevi piuttosto a ciò che è umile. Non stimatevi sapienti da voi stessi” (Rm 12,8-16). “La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta” (1Cor 13,4-7). Sempre l’uomo può cadere nella tentazione che Cristo Gesù può essere seguito dal nostro cuore e secondo il nostro sentimento. Gesù si segue in un solo modo: obbedendo ad ogni suo più piccolo comando, precetto, norma. Nessuna Parola del Padre deve cadere fuori dal nostro cuore. Tutte vanno osservate con grande amore, riverenza, rispetto, timore. Senza obbedienza al precetto non c’è sequela.

Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.

In Cristo Gesù tutte le parole del Padre sono diventate sì, cioè obbedienza, storia, vita: “Il Figlio di Dio, Gesù Cristo, che abbiamo annunciato tra voi, io, Silvano e Timòteo, non fu «sì» e «no», ma in lui vi fu il «sì». Infatti tutte le promesse di Dio in lui sono «sì». Per questo attraverso di lui sale a Dio il nostro «Amen» per la sua gloria. È Dio stesso che ci conferma, insieme a voi, in Cristo e ci ha conferito l’unzione, ci ha impresso il sigillo e ci ha dato la caparra dello Spirito nei nostri cuori” (2Cor 1,19-22). L’obbedienza di Gesù alla Legge del Padre, alla sua Parola, deve essere la nostra obbedienza, la nostra vita, la nostra storia. Nessuna parola del Vangelo va considerata meno importante. Non c’è una parola più importante e una parola meno importante. Tutte vanno vissute con la stessa intensità di amore e di giustizia. Oggi si vuole distinguere tra verità primarie e verità secondarie, verità che obbligano sempre e verità che non obbligano. Questa separazione è vero procedimento diabolico, satanico. Separando oggi e separando domani, si è giunti a non dare più alcun valore alla Parola del Vangelo. Anzi, se qualcuno si dovesse appellare al Vangelo, lo si accusa di fondamentalismo, integralismo. Oggi c’è un’accusa tutta nuova: chi si appella non al Vangelo, ma alla verità di natura, è detto uomo del Medioevo. Ma chi dice queste cose non è il pagano, è il cristiano, colui che si professa discepolo di Gesù. Sono questi lupi rapaci, vestiti da agnelli, che stanno portando l’umanità allo sfacelo e alla morte. Nulla è più nefasto e deleterio di un cristiano che combatte Cristo in nome di Cristo.

Madre di Dio, Angeli, Santi, fateci obbedienti ad ogni precetto della Legge del Signore.

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