Il MATERIALE della Comunità Pastorale

Tra vita attiva e vita contemplativa

Marta e Maria

 Brano biblico

 Ezechiele cap. 11                   

Allora mi fu rivolta questa parola del Signore: 15 «Figlio dell'uomo, ai tuoi fratelli, ai deportati con te, a tutta la casa d'Israele gli abitanti di Gerusalemme vanno dicendo: Voi andate pure lontano dal Signore: a noi è stata data in possesso questa terra. 16 Dì loro dunque: Dice il Signore Dio: Se li ho mandati lontano fra le genti, se li ho dispersi in terre straniere, sarò per loro un santuario per poco tempo nelle terre dove hanno emigrato. 17 Riferisci: Così dice il Signore Dio: Vi raccoglierò in mezzo alle genti e vi radunerò dalle terre in cui siete stati dispersi e a voi darò il paese d'Israele. 18 Essi vi entreranno e vi elimineranno tutti i suoi idoli e tutti i suoi abomini. 19 Darò loro un cuore nuovo e uno spirito nuovo metterò dentro di loro; toglierò dal loro petto il cuore di pietra e darò loro un cuore di carne, 20 perché seguano i miei decreti e osservino le mie leggi e li mettano in pratica; saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio. 21 Ma su coloro che seguono con il cuore i loro idoli e le loro nefandezze farò ricadere le loro opere, dice il Signore Dio».

 

Riflessione

 

Dall’intervento del Card. C.M. Martini alla Caritas decanale di Abbiategrasso 17.04.’99

 Una parola  sul brano di Ezechiele che abbiamo ascoltato all’inizio: come ci aiuta questo brano a concludere la nostra riflessione e a trarne qualche suggerimento o indicazione per noi. 

In questo brano si descrive dapprima una situazione drammatica, di devastazione, di persecuzione dai vicini, di rovine desolate, di città deserte.

E’ un testo scritto 2500 - 2600 anni fa, ma sembra scritto oggi: rovine desolate, città deserte e devastate, persecuzione dei vicini, scherno dei popoli, quindi una descrizione delle sofferenze di questi giorni, alle quali abbiamo tutti pensato spontaneamente questa sera; anch’io ascoltando i singoli interventi ed ascoltando questo brano pensavo come certamente hanno fatto molti di voi alle sofferenze dei Balcani, del Kosovo, a questa assurdità che si sta perseguendo senza sapere dove si andrà a finire.

Il profeta parla di qualcosa di simile e poi esprime sinteticamente cinque promesse riguardanti il futuro la prima: “Vi prenderò dalle genti e vi radunerò là da ogni terra e vi condurrò sul vostro suolo”,  anche le vicende storiche più drammatiche possono avere un esito, una conclusione sperata, ed è quella che speriamo con tutte le forze seconda promessa: “Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati”, quella purificazione degli odi del passato delle ingiustizie subite, è necessaria per una pace giusta; terza promessa: “Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno Spirito nuovo”; quarta promessa: “Porrò il mio Spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo i miei statuti”; quinta promessa: “Abiterete nella terra che io diedi ai vostri padri”.

Se noi consideriamo queste cinque promesse, vediamo che la promessa centrale  determinante è quella del cuore nuovo. Il cuore nuovo indica la ragione profonda di tutto, la possibilità della conclusione di eventi drammatici, la possibilità di una ripresa di speranza e quel cuore nuovo a cui accennavo all’inizio dicendo, che è dalla preghiera e dalla contemplazione e dal silenzio che nasce la carità.

In conclusione vorrei applicare tutte queste cose che ho cercato di ricavare per me e per voi da questa serata, vorrei applicarlo a quelle sofferenze traumatiche che appunto ci perseguitano in questi giorni, con le immagini televisive che ci opprimono, quasi ci schiacciano ci fanno soffrire fisicamente. Io penso che noi stiamo di fronte ad un grande scoppio di male nel mondo che queste vicende rappresentano un’eruzione di malvagità, di cattiveria, di violenza, in cui è molto difficile indicare l’unico colpevole, l’unico che sta dalla parte del torto, perché si tratta di problemi complessi di mali cronici in cui ragioni e torti si sono accumulati l’uno sull’altro, così  da formare un intreccio nel quale non si riesce più bene a distinguere.

Noi vorremmo sempre dire chi è il buono chi è il cattivo, chi a torto, chi ha ragione, ma quando le vicende storiche sono così complesse ogni giudizio di questo tipo diventa difficile e allora prevale solo la sofferenza, il dolore, la tragedia, che appunto ciò che stiamo vivendo.

Io credo però che dobbiamo tenere presenti due cose: la prima: mi sembra che il bombardamento mediatico a cui siamo sottoposti non sia del tutto giusto, perché ci fa vedere solo la sofferenza e non ci mette dentro la possibilità di aiutare, io sono convinto che se noi fossimo là, potessimo dare una mano, potessimo aiutare, soffrire insieme vivremmo la cosa  in un modo diverso.

Succede sempre così, quando uno è vicino ad un dolore se non fa nulla rimane come schiacciato, se riesce ad aiutare, a stare vicino, a dare una mano, a coinvolgersi, allora la cosa è diversa.

Non è vissuta soltanto con quello schiacciamento del cuore, ma è vissuta con una partecipazione, con una condivisione, quindi  noi dobbiamo fare il possibile perché questa condivisione si avveri, aiutando, sostenendo, confortando con tutto ciò che cerchiamo di fare, come fa il Papa promuovendo tutte le forme di dialogo, di ripresa dei negoziati, cioè darsi da fare.

Credo che l’inganno mediatico è quello di sottoporci ad una visione totalmente passiva che ci lascia senza fiato e smarriti, quando uno è dentro e si dà da fare capisce che è possibile anche strappare un sorriso alla gente , compiere degli atti di bontà, salvare delle situazioni drammatiche ed è questo che certamente noi dobbiamo fare il più possibile cominciando con l’esprimere la nostra fiducia e già la preghiera insistente è una condivisione.

A noi sembra troppo poco, sembra quasi di rimanere estranei, ma quando non possiamo fare altro la preghiera insistente è già una condivisione. Ci porta dentro al male, ci fa soffrire anche noi, ma in maniera purificante, come un male che scoppiando in qualche maniera rivela la sua malvagità e quindi ad un certo punto si purifica.

E’ questo cuore purificato di cui parla Ezechiele, quindi la condivisione, la preghiera e perciò la speranza.

Noi dobbiamo far sì che non si perda la speranza in un futuro dell’umanità, ma che riconoscendo nel volto dei sofferenti il volto di Cristo crocifisso, noi ne traiamo anche la speranza che dalla morte nasce la resurrezione e dalla sofferenza nasce la condivisione e la vita.

Certo il momento che stiamo vivendo è molto drammatico, è difficile entrarvi dentro con animo illuminato e con mente chiara e oggettiva e tuttavia siamo chiamati a farlo, proprio per una speranza che riguarda il futuro dell’umanità.

E tante delle cose dette qui questa sera ricordate tante delle cose che voi fate vanno appunto nel senso di questa purificazione di questo rinnovamento dei cuori di questo cambio del cuore di carne al posto del cuore di pietra che è poi l’unica soluzione per questi problemi ed è ciò a cui ci spinge con insistenza senza sosta lo Spirito di Dio, quindi ritroviamo il valore della preghiera, il valore del cuore nuovo, perché possiamo creare un’isola dove ci sono le lacrime.

Preghiamo dunque tutti insieme gli uni per gli altri e preghiamo che lo Spirito Santo doni forza, coraggio e perseveranza a ciascuno di voi.

  

Testimonianza

 Dagli scritti di Santa Teresa di Lisieux: essere il cuore della chiesa…

253 - Durante l'orazione, i miei desideri mi facevano soffrire un vero martirio: aprii le epistole di  san Paolo per cercare una risposta. I capitoli XII e XIII della prima epistola ai Corinzi mi caddero  sotto gli occhi. Lessi, nel primo, che tutti non possono essere apostoli, profeti, dottori, ecc.; che la  Chiesa è composta di diverse membra, e che l'occhio non potrebbe essere al tempo stesso anche  la mano. La risposta era chiara, ma non colmava il mio desiderio, non mi dava la pace. Come  Maddalena chinandosi sempre sulla tomba vuota finì per trovare ciò che cercava, così,  abbassandomi fino alle profondità del mio nulla, m'innalzai tanto in alto, che riuscii a raggiungere il  mio scopo. Senza scoraggiarmi, continuai la lettura, e trovai sollievo in questa frase: "Cercate con  ardore i doni più perfetti, ma vi mostrerò una via ancor più perfetta". E l'Apostolo spiega come i  doni più perfetti sono nulla senza l'Amore. La Carità è la via per eccellenza che conduce  sicuramente a Dio.

254 - Finalmente avevo trovato il riposo. Considerando il corpo mistico della Chiesa, non mi ero  riconosciuta in alcuno dei membri descritti da san Paolo, o piuttosto volevo riconoscermi in tutti. La  Carità mi dette la chiave della mia vocazione. Capii che, se la Chiesa ha un corpo composto da  diverse membra, l'organo più necessario, più nobile di tutti non le manca, capii che la Chiesa ha  un cuore, e che questo cuore arde d'amore. Capii che l'amore solo fa agire le membra della  Chiesa, che, se l'amore si spegnesse, gli apostoli non annuncerebbero più il Vangelo, i martiri  rifiuterebbero di versare il loro sangue... Capii che l'amore racchiude tutte le vocazioni, che l'amore  è tutto, che abbraccia tutti i tempi e tutti i luoghi, in una parola che è eterno.

Allora, nell'eccesso della mia gioia delirante, esclamai: Gesù, Amore mio, la mia vocazione l'ho  trovata finalmente, la mia vocazione è l'amore!

Sì, ho trovato il mio posto nella Chiesa, e questo posto, Dio mio, me l'avete dato voi! Nel cuore  della Chiesa mia Madre, io sarò l'amore. Così, sarò tutto... e il mio sogno sarà attuato!

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