Il MATERIALE della Comunità Pastorale

ANDIAMO INCONTRO AL SIGNORE CHE VIENE

Aspetti liturgico/pratici e suggerimenti sulle «regole di una buona visita»

 Premesse

a)         Nel linguaggio ecclesiale contemporaneo prevale decisamente l’espressione Visita [natalizia] alle famiglie rispetto al più tradizionale Benedizione [natalizia] delle case. Sono avvenute due trasposizioni linguistiche importanti, che si fanno carico – come sempre accade per il legame che intercorre tra la lingua e la realtà – di un più sostanziale mutamento di prospettiva teorica e di orientamento pratico.

 

-          Visita come sostituto di benedizione

Benedizione evoca immediatamente un linguaggio sacrale, che pone al centro un atto rituale, liturgico, con forte riserva al clero (presbitero / diacono).

Visita è espressione di un linguaggio considerato più «pastorale» e relazionale, sacralmente depotenziato, dove al centro della scena sta l’incontro e lo scambio (umano, culturale, religioso) tra le persone, e dove cade la riserva clericale a vantaggio della ministerialità diffusa e indistinta (presbitero, diacono, laici).

Visita appella inoltre a un retroterra biblico significativo – si pensi all’incarnazione come visita di Dio (cfr. Lc 19, 44: Gerusalemme «non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata») e all’incontro di Maria con la cugina Elisabetta, come visita che porta la gioia del Dio con noi a Giovanni e alla madre (cfr. Lc 1, 39-56).

Non dovendo io giudicare un processo di cambiamento che si è largamente imposto in diocesi, mi permetto però di suggerire una lettura non oppositiva ma integrativa delle due impostazioni: scopo ultimo della visita (suono / busso; varco la soglia; mi relaziono a chi mi accoglie; famigliarizzo con lo spazio esistenziale di quella persona / quelle persone; nel dialogo colgo la sua condizione sociale e la sua appartenenza / non appartenenza religiosa, ecc...) è la benedizione, intesa come preghiera / adorazione rivolta a Dio (benedizione ascendente) e come invocazione sulle persone della casa (benedizione discendente). Il contatto, la conoscenza, la familiarizzazione, la presa a carico di eventuali situazioni di disagio, tutto questo non è infatti fine a se stesso, ma si apre alla prospettiva della benedizione, nel senso più profondo e biblico del termine: benedire Dio, per essere da lui benedetti.

 -          Famiglia come sostituto di casa

Casa evoca lo spazio abitato, il luogo della dimora; mette in primo piano la materialità e la stabilità dell’edificio, ma per raccordarle alle funzioni che sono intimamente legate al bene della persona quali l’alloggiare, il dare ricovero e protezione, il dare rifugio e sicurezza. Nonostante ciò nel linguaggio ecclesiale odierno «casa» sembra essere un termine freddo, meno personalizzato e, sul versante della visita o della benedizione, decisamente sfuocato. Così, nonostante il tema / lessico «casa» resti in grande evidenza a livello sociale (non ci si sposa perché non si riesce ad aprire un mutuo per la casa; molte famiglie sono a rischio di perdere la casa per insolvenza nei pagamenti, ecc...), non altrettanto oggi è percepito come significativo a livello ecclesiale.

Famiglia sembra porre subito l’accento sul legame affettivo che intercorre tra i diversi soggetti parentali (padre / madre, figlio / figlia, nonno / nonna, ecc...) e perciò è termine considerato più ricco di fascino anche in un’ottica di impegno pastorale, pur di fronte – o paradossalmente proprio perché di fronte – a una deriva sociale fortemente anti famigliare, almeno nell’accezione di famiglia che la tradizione cattolica ci consegna.

Anche in questo caso non entro in un giudizio di merito su un cambiamento che sembrerebbe irreversibile in diocesi. Invito solo a  integrare ancora una volta le due prospettive: casa e famiglia non si oppongono, ma dicono la medesima complessa realtà con due accenti specifici: l’una (la casa) raggiunge le persone a partire dal luogo della loro dimora; l’altra (la famiglia) esalta il vissuto e la trama delle relazioni parentali situandolo nello spazio abitativo, che concorre in modo così significativo a strutturarne gli equilibri e le dinamiche.

Il benedizionale romano sintetizza: benedizione annuale delle famiglie nelle case.

 b)         Ho messo tra [ ] natalizia sia perché con questo aggettivo viene fotografata la tradizione ambrosiana, sia perché negli ultimi dieci / quindici anni, anche in diocesi la cosa appare in significativa evoluzione.

La differenziazione si istituisce almeno dai secc. XI/XII: da un lato, il rito romano si è orientato a valorizzare la settimana in albis e, in modo più dilatato, il Tempo Pasquale, per portare la benedizione con l’acqua nuova della Pasqua a tutte le famiglie / abitazioni della parrocchia (cfr. ancora il Benedizionale romano, ai nn. 434-467); dall’altro, il rito ambrosiano ha preferito concentrare l’attenzione sui giorni precedenti al Natale, e in modo più dilatato sul Tempo di Avvento.

L’orientamento romano, permetteva di esplicitare, accanto al riferimento primario ai misteri della Pasqua, la dimensione battesimale della fede. La risonanza stagionale della primavera era poi un implicito annuncio di rinnovamento e di risurrezione.

L’orientamento ambrosiano, permetteva di esplicitare, accanto al riferimento primario al mistero del Natale come venuta di Dio tra gli uomini, la dimensione mariana della fede. La risonanza stagionale dell’inverno era un implicito annuncio di condivisione umile, povera e nascosta della nostra umanità da parte dell’Altissimo e un invito al raccoglimento / riunificazione famigliare grazie alla sospensione dei lavori nei campi.

Da un po’ di tempo a questa parte ci si va interrogando sulla possibilità o meno di tenere fede a questa importante e significativa eredità del passato: da un lato, il «natalizio» si va dilatando (non sono poche le situazioni in cui si inizia già a ottobre); dall’altro, il «natalizio» viene di fatto superato da una distribuzione più pacata nel corso dell’anno pastorale.

Senza la pretesa di chiudere la riflessione su questo punto, mi pare si possa ribadire l’opportunità del riferimento natalizio e il vantaggio pastorale di custodire un periodo specifico non eccessivamente dilatato (nell’ordine del tempo di Avvento) per la visita / benedizione delle famiglie / case.

 c)         Fino a epoca recente (fine Novecento) era pacifico e implicito che la visita / benedizione delle famiglie / case fosse espressione della cura pastorale dei presbiteri, con l’eventuale aggiunta, là dove c’erano, dei diaconi. Praticanti e non, in gran parte attendevano il prete per la benedizione. La cosa era comprensibile, sia per il particolare legame che, soprattutto dal concilio di Trento in poi, si era venuto creando tra agire pastorale e agire sacerdotale, sia per la riserva del rito della benedizione a chi aveva ricevuto l’ordine sacro.

            La riorganizzazione pastorale delle parrocchie e, onestamente parlando, il vistoso calo numerico del clero, cui si aggiunge il crescere delle loro incombenze, ha spinto a rivedere questa riserva al clero e ad aprire le porte a ministri laici che visitano le famiglie, pregano con loro, invocando la benedizione del Signore. Senza che ci sia stata una specifica riflessione ecclesiologica su questo ampliamento di servizio ministeriale laicale, diamo qui per acquisito che, insieme ai sacerdoti e ai diaconi, oggi sul fronte della visita alle famiglie è sempre più attivo il coinvolgimento, la collaborazione e la corresponsabilità dei laici, uomini e donne che vanno di casa in casa a nome e per mandato della comunità cristiana locale.

 

1.         Il quadro globale di riferimento

 a)         Una prima questione che si pone è la riconoscibilità ecclesiale (inviati ufficialmente dalla parrocchia) di fronte a una memoria diffusa e persistente che custodisce l’equazione chiesa - prete, e oggi di fronte anche alle paure e alle diffidenze delle famiglie ad aprire la porta a chi non è ben conosciuto e atteso. Senza entrare troppo in dettaglio, credo siano opportune tre piccole note:

- curare molto bene il preavviso della visita nel tal quartiere, nella tal via, nel tal palazzo per il tal giorno, con la segnalazione del nome (e, se possibile, della foto) di chi si presenterà;

- prevedere un segno identificativo: il libro liturgico tra le mani; un distintivo sul cappotto; un foulard al collo; ecc…

- Concordare un saluto identificativo del tipo: La pace di Cristo sia con tutti voi. Sono l’incaricato della parrocchia per la visita natalizia.

 b)         Una seconda questione è il modo di gestire le porte che non si aprono: cogliere l’occasione di un breve dialogo con chi sta oltre la porta, proponendo di lasciare un segno una immagine sotto la porta; salutare cordialmente e non insistere oltre; prendere nota per l’anno a venire.

 c)         Una terza questione è il modo di gestire le famiglie non cattoliche specialmente quelle non cristiane (atee, di altre religioni). Su questo, come liturgista non ho particolari indicazioni, se non quella che per le famiglie di altre confessioni cristiane, se accettano si può usare la preghiera preparata, mentre per le famiglie non cristiane basta un augurio e una preghiera silenziosa, seguita dalla consegna, se c’è, di una parola augurale dell’arcivescovo (ad es. per gli islamici).

 d)        Per tutti è bene lasciare un segno tangibile della visita: un’immagine; un breve testo; la lettera dell’arcivescovo, ecc… Per le famiglie cattoliche è bene, leggendo con intelligenza la situazione, chiedere di attivare loro qualche segno religioso: una candela accesa; un vasetto d’acqua benedetta (prevedere in parrocchia la benedizione e la distribuzione dell’acqua benedetta in vista della visita alle famiglie); un piccolo mazzo di fiori davanti a un’immagine sacra; il presepe; l’albero di natale, ecc…

 

e)         Nel dialogo avere cura di comprendere eventuali pene e disagi della famiglia: mancanza di lavoro; tensioni tra i coniugi; persone malati; difficili relazioni con il vicinato, ecc…

 f)         Fare molta attenzione ai due estremi della famiglia: bambini fino ai 10/11 anni; anziani e vecchi. Mettere in conto eventuali atteggiamenti ostili o indifferenti della fascia giovanile o di altri componenti adulti della famiglia. Imparare a gestire le proprie reazioni emotive (imbarazzo, sorpresa, ecc…) di fronte a situazioni inaspettate: animali domestici strani o molto invadenti; case molto disordinate e sporche; situazioni ambigue; immagini poco edificanti alle pareti.

g)         Quando la TV o la radio rimangono accese e nessuno si preoccupa di spegnerle o almeno di abbassarle, chiedere gentilmente che si spengano almeno per il tempo della preghiera. Il tutto in modo educato e con il sorriso sulle labbra.

 h)         La questione della busta. Le forme sono diverse di parrocchia in parrocchia. Non poche parrocchie segnalano da subito (nell’avviso della visita) che chi desidera fare un’elargizione in occasione della visita natalizia alle famiglie potrà lasciare la busta in  chiesa o durante le messe domenicali o nell’apposita cassetta per la raccolta delle offerte. In parecchi casi persiste l’abitudine di ricevere la busta al termine della visita. La cosa non è negativa, anche perché molti, pur poco o nulla praticanti e quindi in difficoltà a venire in chiesa, esprimono con la busta la loro gratitudine per ciò che la Chiesa compie anche in campo sociale. Diverse persone anziane e malate, per varie ragioni non escono facilmente di casa, ecc… Usare un criterio flessibile; invitare a una consegna in parrocchia, senza disattendere il desiderio di chi la vuole lasciare subito.

 2.         Il breve rito (preghiera)

 Partendo dal Benedizionale romano che, al capitolo XIII (nn. 434-467) prevede la BENEDIZIONE ANNUALE DELLE FAMIGLIE NELLE CASE per i sacerdoti e i diaconi, ho provato a dare una traccia di rito per la preghiera guidata da ministri laici. Non è un testo ufficiale, ma un’ipotesi di lavoro, che tiene conto di una sensibilità liturgica, che guarda alla celebrazione eucaristica come modello. Dalla proposta, già piuttosto contenuta si può ulteriormente stralciare una forma ancora più ridotta. Leggiamo insieme questa proposta (vedi scheda a parte).

  

 

VISITA ANNUALE ALLE FAMIGLIE DA PARTE DI MINISTRI LAICI

 Premesse

Obbedienti al mandato di Cristo, i parroci, insieme ai loro collaboratori (sacerdoti, diaconi e laici), devono considerare come uno dei loro compiti principali la visita alle famiglie per recare loro l’annuncio della pace di Cristo. Per fare questo curino di non lasciar cadere la consuetudine di far visita ogni anno  alle famiglie presenti nel territorio della loro parrocchia, specialmente in occasione delle grandi festività del Natale (rito ambrosiano) e della Pasqua (rito romano).

È questa un’occasione preziosa, che offre la possibilità di avvicinare e conoscere tutte le famiglie, anche quelle cattoliche solo all’anagrafe, di altre confessioni cristiane e di diverse tradizioni religiose, che accettano di aprire la porta della loro casa.

Poiché si tratta di una visita alle famiglie si curi il più possibile di avere la presenza di tutti i membri della famiglia.  Non è opportuno entrare nelle case vuote, o perché disabitate o perché la famiglia che vi abita è assenza.

Di norma la visita va fatta famiglia per famiglia e casa per casa. Tuttavia, per ragioni pastorali e allo scopo di rinsaldare l’unita delle famiglie che vivono nello stesso edificio o nel medesimo complesso, in qualche caso si può pensare a un’unico momento per più famiglie riunite insieme in luogo adatto. In questo caso, le espressioni al singolare vanno formulate al plurale.

Dove la visita alla famiglia venisse attuata da presbiteri o diaconi, si concluderà con la benedizione della casa e di coloro che vi abitano con l’acqua benedetta. Dove la stessa visita venisse attuata da ministri laici, si concluderà con una preghiera che invoca la benedizione del Signore sulla casa e su coloro che vi abitano. Nello svolgimento della celebrazione si terrà conto, con vivo senso di carità pastorale, di tutti i presenti, specialmente dei piccoli, degli anziani e dei malati.

L’incontro con famiglie non cristiane, atee, ebree, induiste, buddiste, ma soprattutto islamiche, dovrà essere pensato secondo modalità proprie.

 [ ] le parti che si possono omettere.

 

SALUTO

Il ministro varca la soglia della casa e saluta i presenti, intrattenendosi con loro con grande affabilità. Quando lo riterrà opportuno, inviterà tutti i presenti a un momento di preghiera, per invocare la benedizione del Signore, nel luogo più significativo della casa. Se ci fosse allestito il presepe, o fosse visibile un segno cristiano (un crocifisso; un’immagine di Cristo, di Maria o di un santo) potrà chiedere di rdunarsi lì. Se ci fosse un bimbo nella culla, un malato o un vecchio che non possono muoversi è bene recarsi visino a loro. Se la famiglia ha predisposto un piccolo contenitore con l’acqua benedetta, lo si pone in vista per essere usato al termine al momento del segno di croce conclusivo.

 Il ministro saluta i presenti dicendo:

Pace a questa casa e a coloro che vi abitano.

oppure:
Grazia e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore nostro Gesù Cristo.

 

MONIZIONE INTRODUTTIVA

Il ministro si introduce con queste parole o altre simili:

Gesù entra oggi in casa vostra per portarvi la sua gioia e la sua pace. L’ascolto della sua parola e la preghiera che faremo insieme sono un segno della sua presenza fra noi. La grazia dello Spirito Santo disponga i nostri cuori ad accogliere il Signore Gesù, nato a Betlemme e donato al mondo dalla vergine Maria.

 PAROLA DI DIO

La lettura della parola può essere fatta dallo stesso ministro o da un membro della famiglia.

Dal vangelo secondo Matteo (7, 24-27)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia. [Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».]

oppure:

Dalla lettera ai Colossesi (3, 12-15)

Scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi dunque di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità,       sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto.

 [BREVE ESORTAZIONE E INVOCAZIONI

Secondo l’opportunità, il ministro rivolge brevi parole presenti. Dopo una pausa di silenzio, si può formulare qualche intenzione di preghiera generale (Chiesa e mondo) o particolare (famiglia, paese o città) da parte del ministro o dei presenti. Tutti rispondono:

 Vieni, Signore Gesù, Vieni, non tardare.

 

PADRE NOSTRO

 Il ministro invita a recitare la preghiera del Signore con queste parole o altre simili.

Preghiamo Dio nostro Padre come Gesù ci ha insegnato:

 Tutti pregano:

Padre nostro...]

 

PREGHIERA

Il ministro prega ad alta voce:

 IN AVVENTO

Signore Gesù, Figlio di Dio, che nel mistero della tua incarnazione hai voluto abitare in mezzo a noi, visita questa famiglia che celebra il suo Natale. Dona a tutti la pace del cuore, sostieni i fanciulli e i giovani nella loro crescita, benedici la fatica di chi studia e lavora, solleva ogni pena di chi soffre, conforta tutti con la tua benedizione.

 Tutti rispondono:

Amen.         

NEL RESTO DELL’ANNO

Dio, Padre buono, che nella tua provvidenza vegli sopra i tuoi figli, benedici questa famiglia e la sua casa. Santificala con il tuo Spirito e donale  la grazia di camminare ogni giorno secondo gli insegnamenti del vangelo. Custodisci con amore tutti i presenti, sii il loro sostegno nelle prove della vita, sii misericordioso verso le loro colpe e accresci in loro la fede, la carità e la speranza, perché ti possano incontrare la termine della loro esistenza e gioire per sempre con te nella tua casa. Noi ti lodiamo e ti benediciamo.

 Tutti ripetono:

Noi ti lodiamo e ti benediciamo.

oppure:
Benedetto sii tu, o Dio nostro Padre, in questa famiglia e in questa casa. Coloro che vi abitano custodiscano sempre i doni del tuo Spirito e manifestino in gesti concreti di carità la grazia della tua benedizione, perché quanti vi saranno accolti trovino sempre quel clima di amore e di pace che è segno della tua presenza. Noi ti lodiamo e ti benediciamo.

 Tutti ripetono:

Noi ti lodiamo e ti benediciamo.

 CONCLUSIONE

Il ministro dice:

Accogliamo la benedizione e la pace di Cristo.

 Tutti si segnano con il segno della croce, attingendo, se c’è, all’acqua benedetta:

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.


Il ministro dice:

Benediciamo il Signore.

 

Tutti rispondono:

Rendiamo grazie a Dio.

 

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